sabato 30 luglio 2011

Camicie in cucina: riciclare il cambio di stagione

In questi giorni di tempo quieto, finito il gran lavoro, ho ripreso respiro e per riordinare la mente mi sono dedicata al cucito. Non è un'attività che pratico spesso ma volevo realizzare un obiettivo facile dal risultato gratificante.
La parola d'ordine è stata: ricicliamo! Dopo aver liberato i nostri armadi dal vecchiume (ricordate?) lo abbiamo selezionato e smistato:
- abiti ancora mettibili donati alle associazioni che li raccolgono;
- abiti da far stracci e panni da lavoro perché quasi trasparenti da quanto sono consunti;
- abiti non più mettibili da poter riciclare in modo creativo.
Tra gli abiti da riciclare ci sono le camicie del marito.


Una volta, e forse ancor oggi, si giravano colletti e polsini delle camicie per farle durare. Qualche rivenditore fornisce nuovi colletti e polsini per sostituirli ma, se le vostre camicie ne sono sprovviste o li avete già girati cosa fare di tutta quella stoffa ancora in buono stato? In rete ci sono molte idee per sfruttarla ma io ho deciso di riprendere la tradizione di famiglia: mia nonna Anna con le camicie realizzava grembiulini da cucina. Di questi io ne ho avuti in dote non pochi e tutt'ora li sto utilizzando.
Preso a modello un grembiulino cucito da lei ne ho realizzato uno ed ecco per voi il tutorial. Io ho utilizzato una camicia in oxford, un tessuto di cotone sottile molto resistente. La taglia è una 39 quindi la misura è perfetta per la mia corporatura. Nel caso la vostra camicia di partenza fosse più grande dovrete ridurre le misure in proporzione. L'azzurro ben si adatta ai toni della biancheria della mia cucina ma nulla vieta di osare colori più vivaci. Alcuni grembiuli cuciti da mia nonna sono squisitamente anni '70 :-)

Grembiule da cucina
(riciclando una camicia)


Occorrente:
1 camicia da uomo di cotone
filo in tinta
forbici
spilli
righello
macchina da cucire
ferro da stiro
Stirare la camicia (noioso ma necessario). Stendere sul piano di lavoro la camicia sbottonata spianando bene la schiena. Tagliare la stoffa lungo le cuciture laterali della schiena fino all'ascella. Poi praticare un taglietto orizzontale verso il centro. Strappare la stoffa in drittofilo.


Si ottiene un rettangolo con un lato arrotondato (questo dipende da come è fatta la camicia). Se, come nel mio caso, la misura lo consente, si può conservare la cucitura in fondo. Altrimenti si deve tagliare la stoffa in eccesso e si dovrà fare una cucitura in più.


Piegare il rettangolo a metà lungo il lato corto. Piegare nuovamente a metà, e poi un'altra volta. Schiacciare bene le pieghe. Aprire la stoffa. Imbastire quattro pinces seguendo le pieghe che si sono formate utilizzando la seconda e la terza piega partendo dal centro.


Piegare i margini laterali rispettando la misura della cucitura del fondo, piegare nuovamente e imbastire.


Cucire i bordi.
Se è stata eliminata la cucitura in fondo piegare come per i bordi e cucire.
Ricavare tre strisce alte 6 cm dalla manica lunghe quanto la manica stessa. Unirle, cucendole al rovescio dal lato corto per ottenere una lunga striscia. Piegarla a metà e poi rimboccare i margini verso l'interno in modo regolare. Imbastire e stirare.


Posizionare la striscia preparata sul piano di lavoro e centrare la stoffa del grembiule. Togliere gli spilli, infilare la stoffa nella fessura, chiudere e imbastire.



Cucire i lati corti della striscia. Cucire il lato lungo della striscia facendo attenzione a comprendere tutti gli strati insieme. In questo modo si ottengono i lacci per allacciare, il bordo superiore e le pinces con una sola cucitura e il tutto risulta ben rifinito.
Volendo, con un altro pezzetto di stoffa della manica si può fare una tasca. Basta tagliare un rettangolo della misura desiderata, cucire il bordo superiore e imbastire la tasca sul grembiule ripiegando i bordi all'interno (stirandoli bene sarà più facile). Un cucitura sui tre lati ed è fatta.
Annodare tutti i fili e il grenbiule è pronto.
Questo è il modello base. Si possono aggiungere decorazioni, ricami e tutto quello che la fantasia suggerisce ricordando però che la cucina necessita di semplicità e praticità.
Le istruzioni si possono usare anche per realizzare un grembiule partendo da una stoffa di cotone acquistata apposta o ricavata da altro.

P.S. Per Marta che me lo chiedeva qui. Nella foto compaiono alcuni dei miei nuovi vestiti acquistati insieme a questi orecchini. Nell'ordine: una camicia di cotone bianca ultraleggera e antirotondità, un paio di jeans talmente stretch da togliere il respiro (e quasi una taglia) e una paio di comodissimi sandali che sostituiscono quelli mitici di Stavros Melissinos comprati ad Atene durante questa vacanza (parliamo del 1996...).

venerdì 29 luglio 2011

Venerdì si va... a nozze!

Sfatiamo il mito che non ci si sposa di venerdì.
Oggi in una splendida giornata estiva due amici, un matrimonio e tanta felicità.


Il lancio del riso, uno dei momenti che preferisco.


Il bouquet: l'ultimo regalo del fidanzato alla fanciulla.


La festa dove parenti e amici abbracciano la nuova famiglia. Oggi in un posto dalla vista mozzafiato.


E una volta a casa, rilassata sul divano ripenso alle emozioni della giornata. Ripenso a quel sì, il nostro, pronunciato tanti anni fa come una promessa di felicità. Che si rinnova ogni giorno.
Grazie A&C

mercoledì 27 luglio 2011

Biancaneve e la famiglia


"Chi sei tu?"
"Biancaneve"
"E il papà?"
"Biancanevo"
"E Tecla?"
"Nanetta"
"E la mamma?"
"Nanetta"
:-(

Dopo un abbuffata vacanziera di Biancaneve in versione Disney in questi giorni stiamo leggendo la fiaba di Biancaneve illustrata da Sophie Fatus. Splendido.

Ecco qualche alternativa.







La vostra Biancaneve preferita?

giovedì 21 luglio 2011

Lavoro e ricettari

E' stato un periodo duro. Qualche settimana di super lavoro. Mi sembra incredibile ora ripensare a quei giorni (lontani) in cui lavorare più di 40 ore era la regola. Forse allora non avevo altri pensieri, forse.
Con il tempo ho imparato a rallentare e le mie priorità sono cambiate: la famiglia è al primo posto, poi il lavoro e poi quel che rimane.
Nel frattempo pochi post e solo di cucina: tutti parlavano di vacanze, di tempi dilatati e di riposo ed io ho sgobbavo.
Il mio lavoro, però, può avere dei vantaggi molto gradevoli oltre alla remunerazione, alla crescita personale e alla possibilità di migliorare il mondo in cui viviamo ;-)
Una di queste mattine, per esempio, è arrivato un pacco destinato a me. Un bel pacco pieno di vecchi ricettari che delle gentili colleghe hanno pensato di regalarmi conoscendo la mia passione per la cucina e per i libri di cucina.


Sono ricettari appartenuti ad una donna. Tutti dedicati dagli autori. Chissà in che occasione avranno avuto modo di incontrarsi. Si conoscevano? E perché disfarsi di quei volumi: non aveva più spazio nella libreria? La signora è morta? Non lo sapremo mai.
Più probabilmente questi libri non interessavano più: non sono stati molto utilizzati. Hanno qualche annotazione a margine ma le pagine non sono abituate a mostrarsi. Sono ancora timide e chiuse.
Ora sono nella mia libreria, in cucina. Mi avvicino a loro con cautela, li sfoglio piano, ne leggo dei brani. Senza aggredirli.
I libri di cucina, sapete, si devono ambientare quando arrivano in una casa nuova. Devono prendere confidenza con chi li utilizzerà. Altrimenti non sveleranno i loro segreti. Serviranno a cucinare ma non si concederanno e le ricette riusciranno a metà.
Solo quando avranno sentito gli odori e gli umori della nuova cucina saranno pronti.
Ed allora magari, farò qualche ricetta.
Vi saluto e vado a godermi un meritatissimo riposo, finché il sonnellino di Tecla me lo concederà :-)

domenica 17 luglio 2011

La cucina delle vacanze: choriatiki salata (insalata alla paesana)

Sono tutti in vacanza, anche Amelia (al mare con i nonni). Io quest'anno credo non riuscirò neppure a godermi il bianco della montagna. Troppo lavoro.
L'unica evasione possibile rimane la cucina: dal momento che mangiar si deve, nelle prossime settimane mi dedicherò ai piatti che ho scoperto durante i miei viaggi. Avrò così l'illusione di partire nuovamente, sull'onda dei ricordi.
Occhi chiusi, una girata al mappamondo ed eccomi tornata all'estate 1996.
Prima vacanza con Luca e soprattutto prima vacanza col moroso (ci frequentavamo da pochissimi mesi). Pagata da me con un debito contratto con i miei genitori e da lui con i soldi ricavati dalla vendita di un motorino vinto alla lotteria...
Destinazione: Grecia.
Periodo: primi quindici giorni di agosto.
Mezzi di trasporto: passaggio ponte sul traghetto e poi mezzi pubblici.
Alloggio: ostello, qualche notte in hotel ma soprattutto tenda.
Ricordi: la fatica delle scalate delle acropoli nelle ore più impensate, la Porta dei Leoni, la bianca Atene, gli autisti spericolati dei pullman di linea, la retsina, il caffè greco e lo yogurt col miele.
La Ricetta: la choriatiki salata, meglio conosciuta come insalata greca.

Choriatiki salata
(Insalata alla paesana)


Ingredienti
4 pomodori maturi ma sodi
2 cetrioli
1 cipolla di media grandezza
1 peperone verde
200 g di feta
28 olive nere in salamoia
una manciata di capperi
olio extravergine d'oliva
origano
Lavare la verdura e mondarla. Tagliare a spicchi i pomodori, affettare i cetrioli (sbucciati), tagliare il peperone a tocchetti e la cipolla a rondelle. Distribuire direttamente nei piatti fondi la verdura facendo attenzione che sia distribuita equamente. Prima i pomodori, poi i cetrioli, poi il peperone e infine la cipolla con gli anelli ben divisi. Aggiungere i capperi. Tagliare la feta a fettine sottili e distribuire 5-6 su ogni piatto, sopra la verdura. Mettere sette olive intorno. Condire con abbondante olio extravergine d'oliva. Versare poco aceto senza toccare la feta. Cospargere l'insalata con abbondante origano. Servire.

Come si mangia
Lo so, è un'insalata e non dovrebbe essere difficile mangiarla ma, credete a me, per gustarla appieno c'è un segreto. Mi raccomando: assolutamente bandito il coltello. L'insalata non necessita di sale perché la feta, che è conservata in salamoia, è già molto saporita. Perciò dovrete fare in modo che ogni boccone comprenda sempre un pezzettino di formaggio. Create con ogni forchettata combinazioni diverse di ingredienti, senza fretta, e lasciate per ultima quella che trovate più gradevole e le vostre papille gustative si ricorderanno a lungo di questa insalata. Non sarà elegante, ma la scarpetta finale è d'obbligo.
Bon appétit!

giovedì 7 luglio 2011

Lo Sciroppo Mangiafuoco e la Storia della storia di Pinocchio

"C'era una volta un pezzo di legno....'Un rè diranno i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno..."

Oggi ricorre il 130° della prima pubblicazione di Pinocchio. Giovedì 7 luglio 1881 il Giornale per bambini pubblicava infatti la prima puntata de Storia di un burattino poi divenuto Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (Carlo Lorenzini).
Quale occasione migliore per segnalare l'apertura della Biblioteca Virtuale presso il Museo di Pinocchio a Collodi dove si potranno consultare le prime 100 opere  digitalizzate  tra  le  migliaia  possedute  dalla  Fondazione Nazionale Carlo Collodi.
Numerosissime sono le opere che trattano di Pinocchio e del suo autore, io vorrei parlarvi di questo libretto: Storia della storia di Pinocchio, Torino, 2011


Gli autori, lo scrittore Guido Quarzo e l'illustratore Franco Bruna, raccontano gli immaginari incontri di Lorenzini alias Collodi  con quelli che  saranno poi i  personaggi delle avventure del burattino mescolando vita reale e fantasia.
Ne scaturisce una composizione leggera e giocosa piena di rimandi alla vita dell'epoca  e dove  si inseriscono  anche  le indicazioni  culinarie del  coevo gastronomo Pellegrino Artusi (La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene  viene pubblicato nello stesso anno).

Sentite un po' cosa ci raccontano dell'incontro fra Lorenzini e un impresario teatrale:

... il Lorenzini trovò l'Impresario avvolto in un enorme tovagliolo, ... era un omaccio così brutto che quasi metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barba nera come uno scarabocchio d'inchiostro, la bocca era come un forno e gli occhi parevano due lanterne accese. ... Voi avete dinnanzi agli occhi, signore, l'inventore del famoso Sciroppo Mangiafuoco, digestivo, rinfrescante, tonificante e adatto a tutte le età. ...
(Cap. 7, pp. 43-45)

Ecco a voi, scovata su un vecchio ricettario di famiglia la ricetta del famoso sciroppo: sarà un caso?

Sciroppo Mangiafuoco
(o Sciroppo Di-vino che dir si voglia)


(illustrazione di Vincenzo Sanapo)

Ingredienti
1 l di vino rosso buono
1 kg zucchero
6 limoni biologici
1 bacca di vaniglia (oppure un pezzetto di cannella e/o 5 chiodi di garofano)
Lavare i limoni, ricavarne la scorza da uno e spremere il succo di tutti. Versare il vino in una pentola e aggiungere il succo dei limoni, la buccia e la vaniglia (o la cannella e/o i chiodi di garofano). Mescolare bene. Portate a bollore. Con un fiammifero dare fuoco al vino. Si sprigionerà una fiamma azzurra molto suggestiva. Far bollire a fiamma bassa senza coprire, per 20 minuti. Far raffreddare, filtrare con una garza e imbottigliare.
Conservare in un luogo fresco. Si serve a cucchiaiate in bicchieri di acqua ben ghiacciata.
Bon appétit!

E buona lettura!

martedì 5 luglio 2011

Un fiore, una leggenda: il gelsomino


Cento e cento anni fa, in Arabia, su un mercato di schiavi, due donne: una molto giovane e l'altra, ancora bella seppur non più giovanissima. Si stringevano l'una all'altra piangendo. Erano state fatte prigioniere in un villaggio ed ora portate sul mercato in vendita al miglior offerente. Difficile trovare un acquirente per entrambe. Ed ecco che la giovane viene strappata dalle braccia della madre e portata via. Comprata da un ricco signore. Senza nessuna pietà. Parte la fanciulla sul veloce cavallo sorretta da un servitore. Ha appena avuto il tempo di sussurrare che si serberà per l'uomo che l'amerà veramente. Giunta al palazzo del Gran Pascià viene rinchiusa nell'harem e qui profumata, agghindata e ingioiellata per l'offerta d'amore. "Gelsomino" sarà il suo nome le dice l'eunuco a guardia dell'harem. E Gelsomino di notte scende in giardino per attendere il suo signore. Ma la sua anima si ribella e quando il pascià sta per giungere estrae lo stiletto che teneva nascosto in seno e si trafigge il cuore. Cade senza grida sul bordo di un laghetto. L'indomani nel punto dov'era caduta la fanciulla spuntò un bellissimo fiore che venne chiamato gelsomino.