lunedì 30 maggio 2011

Finalmente arriva Popoff!

A Milano si festeggia l'arrivo dei cosacchi...






Nella steppa sconfinata
a 40 sotto 0
se ne infischiano del gelo
i cosacchi dello Zar.

Col colbacco e gli stivali
camminando tutti in fila
con la neve a mezza gamba
vanno verso il fiume Don.

Ma Popof
sbuffa, sbuffa e dopo un po'
gli si affonda lo stivale
nella neve e resta li.

Ma Popof del cosacco che cos'ha
ha il colbacco e gli stivali,
ma non possono bastar.
I cosacchi lunghi e fieri
con i baffi volti in su
nella neve vanno alteri
ma Popof non c'è più.

E' rimasto senza fiato
sulla pancia accovacciato:
che cosacco sfortunato
questo povero Popof.

Ma Popof non si arrende e dopo un po'
scivolando sulla pancia
fila verso il fiume Don.

Hei! Popof così proprio non si può
non cammina in questo modo
un cosacco dello zar.

I cosacchi sono stanchi
non si vede il fiume Don
con i baffi congelati
più non vogliono marciar.

Nella steppa sconfinata
a 40 sotto 0
sono fermi in mezzo al gelo
i cosacchi dello zar.

Ma Popof così tondo che farà
rotolando nella neve
fino al fiume arriverà

domenica 29 maggio 2011

In montagna, in quattro

Una domenica trascorsa in montagna. La prima volta in quattro. Erano mesi che aspettavo di respirare a pieni polmoni l'energia positiva che danno i passi condivisi sui sentieri montani.


Scoprire la natura intorno a noi


e la bellezza delle piccole cose


Giocare con la fantasia: "gnomi ci siete?"


e sognare beatamente dopo tanta fatica


Un'iniezione di autentico ottimismo...

Il modo migliore per concludere una settimana o forse il modo migliore per iniziarla!
Buon lunedì a tutti.

P.S. Voi avete mai visto le famosissime marmotte scivolone?

giovedì 26 maggio 2011

Ciliegie nella vita e in cucina: una crostata per la mamma


Le ciliegie sono un frutto comunitario.
Certo si possono cogliere e gustare anche in solitudine ma, vista la breve stagione, per farne scorpacciate o anche solo per poterle raccogliere prima che siano troppo mature bisogna essere in tanti. C'è chi organizza pomeriggi da trascorrere in compagnia di figli e amiche e chi, come noi, fa ruotare gli impegni della famiglia intorno alla raccolta e coinvolge anche i bambini piccoli...


Sono un frutto che crea comunità. Durante lo snocciolamento per fare la marmellata si fanno due chiacchiere e si condivide la fatica.
La ciliegia solitaria è degna di questo nome solo in un cocktail. Anche per fare gli orecchini ne servono due.
A parer mio le ciliegie offrono il meglio di se al naturale, appena colte e tante.
Quando però ne avete troppe da consumare si possono utilizzare in cucina. Ci credereste che uno dei miei piatti preferiti è a base di ciliegie in versione salata?

Oggi però è un giorno speciale di quelli che si aspettano. E ci vuole una torta.
Ecco allora una crostata friabilissima con un ripieno dolce. E' come la mia mamma...

Crostata integrale alle ciliegie


Ingredienti
200 gr farina
100 gr farina integrale
150 gr burro
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
sale
marmellata di ciliegie
gelatina (o marmellata) di pesche
Impastare velocemente il burro ammorbidito con le farine, lo zucchero, i tuorli e un pizzico di sale. Appena si forma una palla smettere di lavorare l'impasto altrimenti si "brucia". Coprirlo con la pellicola o metterlo in un contenitore a chiusura ermetica e lasciaro riposare in frigor per 30 minuti. Riprendere l'impasto toglierne un terzo che servirà per la decorazione e stendere il resto fra due fogli di carta forno. Trasferire la sfoglia stesa tenendo la carta in una tortiera di 23-24 cm e rifinire il bordo. Distribuire la marmellata di ciliegie in uno strato non eccessivamente abbondante. Con l'impasto avanzato formare dei rami e delle foglie e decorare la superficie della torta. Infornare a 180° per 40 minuti. Sfornare e spennellare la superficie con poca gelatina di pesche per lucidare. Far raffreddare. Servire.
Bon appétit!

Auguri mamma.

PS Tenete i noccioli: Silvia ed io abbiamo qualche idea...

martedì 24 maggio 2011

Sette cose che so di me

Ringrazio Mikela de Mamma che stress e Silvia de Piacere di conoscerti per avermi assegnato due premi molto simili. Non scriverò due post ma come per queste staffette rispondo qui in una volta...
Raccontare sette cose di me... non facile.


1. Sono permalosa. Molto.

2. Sono lenta, lo dice mia madre. Non credo che per lei, così attiva e decisa sia un complimento, ma io ne sono contenta. Con il tempo ho imparato a riflettere e a ponderare. Forse anche troppo. Ogni tanto dovrei buttarmi di più. Ma l'impulsività non mi ha portato una gran fortuna.

3. Amo fare liste: faccio liste per ogni cosa. Dalla lista per la spesa a quella da inserire nell'agenda con gli impegni della giornata.
Elenchi ordinati, più o meno precisi che mi aiutano a ragionare e incasellare la mia vita dandole un ordine e un fluire "solido". Come se bastasse scrivere una successione di casi perché si verifichino esattamente in quell'ordine. Come sapere in anticipo cosa succederà...

4. Amo i libri. Come oggetti e come veicolo di pensiero, idee e sentimento. Amo toccarli, sfogliarli, guardarli, annusarli, classificarli, e, mi par ovvio anche se non lo è, leggerli. Ne compro tanti, ne leggo di più - in questo sono agevolata dal mio lavoro - e fra non molto dovrò uscir di casa per lasciar loro lo spazio che meritano :-)

5. Amo cucinare. Il momento della giornata che preferisco è quando entro in cucina, metto il grembiulino e via. Mi rilasso. Amo ancora di più cucinare per le persone che amo. In ogni mio gesto infondo cura e dedizione. E che gioia vedere i piatti puliti in un batter baleno...

6. Sogno una vita verde, in campagna. Mi piacerebbe coltivare un pezzo di terra e far sì che ogni gesto sia più consapevole e volto al rispetto della Natura.

7. Sogno una morte come quella di Gassman e Panelli e nel film Il conte tacchia.



Lascio il premio qui a disposizione di chi passa e vuole raccontarsi.

lunedì 23 maggio 2011

Grazie Giovanni!

Oggi è un anniversario importante. Un post per non dimenticare l'omicidio di Giovanni Falcone, della moglie e degli uomini della scorta.


In queste ultime settimane si è discusso di mafia al Nord. Argomento tabu. Ecco perché vi segnalo questa iniziativa che si terrà a Lecco.

giovedì 19 maggio 2011

Cucinare con lo yogurt: polpettine in salsa saporita

Un litro di latte intero, un vasetto di yogurt e otto ore di tiepido fermento. Il mio yogurt.


Compatto, acido al punto giusto e freschissimo. Davvero buono.
Da lunedì posso gustarlo giorno per giorno. La mia yogurtira permette di produrre 7 vasetti da 125 ml di yogurt per volta. Uno serve per rifarlo e sei sono da consumare entro una decina di giorni.
Può però capitare di non averne voglia o di non avere tempo per fare uno spuntino... che fare? Semplice: lo yogurt è molto versatile in cucina.
Prima di tutto lo si può utilizzare per fare la ormai celebre torta dei sette vasetti o i miei muffin millegusti o altri dolci e dessert (ad esempio il mio budino o la finta panna cotta di Sabrine) ma non tutti sanno che è ottimo anche nelle preparazioni salate.
Per questo Giovedì da Nora ho deciso di rispolverare una ricetta semplicissima e molto gustosa apprezzata anche dai bambini: le polpettine in salsa saporita. Anche questa volta pochi ingredienti e poco lavoro ;-)

Polpettine in salsa saporita allo yogurt


Ingredienti
400 gr carne trita di manzo
1/2 panino ammollato nel latte o nel brodo e strizzato
1 tuorlo
1 cucchiaio prezzemolo e aglio tritati
1/2 cucchiaino cumino
40 gr burro
1/2 bicchiere di yogurt
1 cucchiaino di senape
prezzemolo
farina q.b.
sale, pepe
Preparare le polpette con la carne trita, il pane, il prezzemolo tritato con l'aglio, il cumino, il tuorlo. Aggiustare di sale e pepe. Le polpette devono essere piccole, poco più grandi di un'oliva. Infarinarle e cuocerle nel burro. Fare attenzione a non bruciare il burro. Sgocciolare le polpette. Lasciar intiepidire un poco il burro e versare nella padella lo yogurt, mescolare bene, unire la senape e un cucchiaino di prezzemolo tritato. Infilzare le polpette con dei piccoli stecchini e servirli con la salsa a parte.
Bon appétit!

martedì 17 maggio 2011

Poesia in forma di "rosa"







Le peonie preferite
i giochi di una bimba sparsi sul prato
piccole esplosioni fucsia della nuova aiuola
la rosa acquistata or ora
due piedini che calzano sandali già estivi.

Il titolo del post prende spunto dalla raccolta Poesia in forma di rosa di Pasolini del 1964.

giovedì 12 maggio 2011

Mani che curano: la giornata nazionale dell'infermiere


"Considerazioni da una finestra d'ospedale
Una umanità nera si muove nel giardino interno, una mosca bianca, un vecchietto che quasi stona nell'uniformità triste dei frequentatori di questo luogo. Il cielo plumbeo e l'aria immobile non sono d'aiuto. Sembra tutt'altro che un luogo di salute. Eppure al di là delle finestre c'è l'umanità calda dei corridoi, le mani che guariscono, le parole che alleviano il dolore. L'unico vuoto che non possono colmare è quello della famiglia piccola, troppo piccola e fragile per assistere alla malattia di una madre. Ma ora manca poco, sto bene ora. Ora torno da loro."

A febbraio sono stata ricoverata per una faccenda seria. Queste parole le ho appuntate sul mio taccuino durante quei giorni dolorosi e pieni di angoscia. Ero sola, sola come può sentirsi una madre con le figlie lontane senza poterle vedere, abbracciare, accudire (e allattare). Ho trovato conforto, ho trovato ascolto, ho trovato competenza ed affidabilità, ho trovato chi si è preso cura di me. E a loro devo dire grazie. Grazie alle infermiere e agli infermieri che ogni giorno curano chi soffre. Grazie.

Forse non lo sapete ma oggi, anniversario della nascita di Florence Nightingale ricorre la Giornata nazionale dell'infermiere.

martedì 10 maggio 2011

Decrescere o della rivoluzione di un vasetto di yogurt


Finalmente é arrivata! Mia suocera mi ha portato la sua yogurtiera.
Eccovi un perfetto esempio di decrescita: dopo attente valutazioni ho deciso di autoprodurre lo yogurt. Cosa che, come ci dice Maurizio Pallante, autore de La decrescita felice, potrebbe essere l'inizio di una vera rivoluzione economica e sociale (leggete qui).

Questi i miei obiettivi:
  1. risparmiare soldi: lo yogurt autoprodotto costa poco più del prezzo del latte al litro e a conti fatti, in un anno si risparmia parecchio (ho calcolato che spenderò poco più di un terzo di quello che spendo ora);
  2. diminuzione dei rifiuti: una confezione di latte contro 4-6 confezioni di yogurt fatte di plastica, carta e alluminio (somma soddisfazione del marito che gestisce lo smaltimento pattumiera);
  3. alimentazione più sana e di miglior qualità: provate a leggere gli ingredienti degli yogurt alla frutta e vi meraviglierete di quante cose diverse dalla frutta contengono... Inoltre lo yogurt industriale impiega molto tempo per arrivare sulla nostra tavola: i fermenti, che sono vivi, cominciano a morire e lo yogurt diventa meno benefico.
  4. più tempo da trascorrere in famiglia: carrello vuoto, meno fila alla cassa, spesa più breve. Quanto tempo serve per produrre yogurt? Pochissimo: giusto quello di mischiare gli ingredienti - e lo si può fare con i bambini - di riporre lo yogurt pronto in frigorifero e di lavare i contenitori.
Dovevo solo decidere come: utilizzare una yogurtiera o farlo senza. Pour parlè ne ho discusso con mia suocera e lei, fresca come una rosa: "Io ho la yogurtiera... non la uso da anni e volevo buttarla"...
Fortunatamente c'è chi sull'onda dell'entusiasmo acquista tutti i nuovi tipi di elettrodomestici ;-)
Così mi ritrovo a riutilizzare un elettrodomestico che altrimenti sarebbe stato buttato.
Risparmio ancora un po' e riduco ulteriormente i rifiuti...

Io seguirò le istruzioni del mio apparecchio e proverò ricette e varianti.

Se volete farvi una cultura sulla produzione di yogurt domestico vi consiglio il blog di Piero: questa la sua ricetta base e questa la versione for dummies!

domenica 8 maggio 2011

Una domenica pomeriggio di maggio

... finché ci saranno giardini ci sarà spazio per crescere ...




In un altro giardino trascorrere le ore liete nel caldo sole di maggio.

Citazione di A. Sebold in Burnett Il giardino segreto, Einaudi, 2010

giovedì 5 maggio 2011

Esplorare l'incolto. Parte seconda. La marmellata di limoni e fiori di sambuco

Dopo aver scoperto che l'aglio orsino infesta molte parti del sottobosco vicino a casa ho deciso di studiar meglio il territorio che mi circonda anche dal punto di vista naturalistico. Molte sono le piante a noi amiche. Erbe aromatiche, erbe dal potere curativo, erbe mangerecce e anche fiori profumati che possono entrare nella nostra dieta quotidiana. Lunedì mi sono fermata lungo la stada che mi porta avanti e indietro dal lavoro e mi sono incamminata lungo una breve salita in cerca di un prezioso dono: i fiori di sambuco. Ne ho raccolti una bella quantità. Mantre coglievo i delicati fiori mi sono imbattuta nel proprietario del terreno dove mi trovavo ed ho avuto l'occasione di scambiare qualche parola gentile con lui: "Ma a cosa le servono?" "Ci si fa uno sciroppo, si mangiano anche fritti" "Davvero?" Credo di non averlo convinto...


Io ho scoperto lo sciroppo di sambuco un paio d'anni fa. L'ho acquistato per curiosità e l'ho trovato davvero buono e rinfrescante. Si usa diluito in acqua fredda ma anche i ghiaccioli sono molto buoni. Poi navigando in rete mi sono imbattuta nella ricetta di Eniko e mi sono appuntata: la prossima primavera si fa. Poi è trascorso un'altro anno. Ma questa primavera mi trovo con il tavolo della cucina pieno di fiori profumatissimi.


Eccovi la ricetta di Eniko con le mie modifiche.

Sciroppo ai fiori di sambuco


Ingredienti
2 litri d'acqua
1 kg di zucchero
20 fiori di sambuco
4 limoni non trattati
In un contenitore grande sciogliere lo zucchero con l'acqua, unire i fiori di sambuco e 3 limoni tagliati in quarti. Unire anche il succo del limone rimasto. Mescolare bene. Coprire con un telo e lasciare macerare per 3 giorni mescolando di tanto in tanto. Filtraee il tutto con un telo sottile spremendo con cura gli ingredienti. Filtrare nuovamente. Travasate lo sciroppo in bottiglie o vasetti dall'imboccatura larga.
Conservare in luogo fresco e una volta aperto tenerlo in frigorifero.

Che fare con i limoni e i fiori avanzati? Mi spiaceva buttarli perché erano ancora polposi e profumati: ne ho fatto una marmellata.

Marmellata di limoni e fiori di sambuco


Ingredienti
la rimanenza di frutti e fiori della preparazione dello sciroppo di sambuco
zucchero q.b.
Mettere in una pentola con fondo pesante i limoni avendo cura di togliere i semi e i fiori di sambuco eliminando se possibile parte del gambo. Aggiungere poco sciroppo di sambuco (mi è avanzato dall'invaso) o poca acqua e portare a bollore. Cuocere finché le bucce di limone non saranno tenere. Passare il tutto al passaverdure (non frullare perché è necessario eliminare le parti molto dure e fibrose di fiori e frutta). Pesare il composto ottenuto e unire zucchero in quantità pari a 9/10 del peso del passato. (Ricordarsi di togliere la tara). Portare a cottura la marmellata. fare la prova del piattino. Invasare, lasciar raffreddare, chiudere e sterilizzare i vasetti.
Bon appétit!

lunedì 2 maggio 2011

Un fiore, una leggenda: Il ranuncolo

foto qui

In Giappone, cento e cento anni or sono, nell'isoletta Kikai, nell'arcipelago Ryukyu, viveva un poeta. Ki-men-tse era il suo nome. Componeva le sue poesie accompagnandosi con il suo shamisen dal dolce suono. Se ne andava ogni giorno sulle rive dei piccoli, lucenti laghetti della sua isola. Laghi dalla sponde frastagliate e ombreggiate di salici piangenti. Posti magici e bellissimi.
Ki-men-tse una notte vide la bianca luna riflessa nell'acqua. E sopra la luna vide un fiorellino giallo, stellante: un piccolo delizioso fiore che non aveva mai veduto. Un fiore della luna, certamente. Il suo cuore ebbe un tuffo. Voleva ad ogni costo cogliere il fiore della luna per farne dono, con una breve strofa d'amore, alla sua dolce fanciulla, la bellissima "Sole splendente in un ciel di turchese".
Ma quel giorno Ki-men-tse era inebriato anche dal vino: non si spiega altrimenti come potesse credere che la luna riflessa fosse la vera luna e il fiorellino, nato a fior d'acqua fosse un fiore cresciuto sulla luna.
Si avvicinò con la fragile imbarcazione a quel punto dove vedeva la luna: ma questa sfuggiva al suo abbraccio. Era però rimasto il fiore, di un caldo giallo dorato, con piccoli petali. Non uno solo, ma quattro, cinque: un ciuffo di piccoli soli. E ricomparve anche la luna sull'acqua, quasi volesse proteggere i suoi fiori. Così pensava Ki-men-tse.
Si chinò il poeta, si chinò per strappare alla luna i suoi fiori, e cadde nel laghetto. Non fu più ritrovato. E in quel punto da allora, i ranuncoli formano ad ogni primavera, come una coltre tempestata di topazi.