mercoledì 30 marzo 2011

Erano tre (Venne il giorno con la scure)

Erano tre.
(Venne il giorno con la scure).
Erano due.
(Ali striscianti d'argento).
Era uno.
Era nessuno.
(Resto' nuda l'acqua).

F.G. Lorca, Tagliarono tre alberi


Fortunatemente di tre abbiamo pututo salvarne una. In questi giorni la nostra casa e il nostro giardino cambiano definitivamente aspetto e assetto. La meravigliosa ombra che due querce vecchie facevano ai nostri pomeriggi estivi ci lascia per sempre. Giardinieri armati di strumenti feroci tagliano le nostre adorate piante. Avremo un assolato balcone che si affaccia su strada e vicini. Che tristezza. Purtroppo non si poteva fare altrimenti: le radici ci stavano portando via la casa.

lunedì 28 marzo 2011

Sono verticale: Sylvia Plath cinquant'anni dopo


Sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con la radice nel suolo
che succhia minerali e amore materno
per poter brillare di foglie ogni marzo,
e nemmeno sono la bella di un'aiola
che attira la sua parte di Ooh, dipinta di colori stupendi,
ignara di dover presto sfiorire.
In confronto a me, un albero è immortale,
la corolla di un fiore non alta, ma più sorprendente,
e a me manca la longevità dell'uno e l'audacia dell'altra.

Questa notte, sotto l'infinitesima luce delle stelle,
alberi e fiori vanno spargendo i loro freschi profumi.
Cammino in mezzo a loro, ma nessuno mi nota.
A volte penso che è quando dormo
che assomiglio loro più perfettamente -
i pensieri offuscati.
L'essere distesa mi è più naturale.
Allora c'è aperto colloquio tra il cielo e me,
e sarò utile quando sarò distesa per sempre:
forse allora gli alberi mi toccheranno e i fiori avranno
    tempo per me.

Sylvia Plath
(28 marzo 1961)

Sono stata fortunata questa mattina. Una stranissima coincidenza. Sono al lavoro, apro a caso un libro e leggo questa poesia di Sylvia Plath. Bellissima. Poi leggo la data in cui è stata scritta: esattamente cinquant'anni fa.
Mi fermo a pensare.

foto qui

giovedì 24 marzo 2011

Un soffio di primavera: la finta panna cotta di Sabrine

Per questa sera cercavo un'idea per un dessert delicato. Siamo in primavera e i menu si alleggeriscono. Spulcia e scartabella fra ricettari, ritagli e poi mi sono ricordata di aver tenuto da parte in attesa di provarlo questo dolcetto fatto con ingredienti semplici: yogurt e frutti di bosco.
Ecco la finta panna cotta di Sabrine de Fragole a merenda. Cucinata in pochissimo tempo e buonissima. Molto simile al mio budino di yogurt ma con una nota profumata in più e la delicatezza del miele. Ho deciso allora anche di parlarne in questo Giovedì da Nora.
Ne ho assaggiata una, poi un'altra, poi... quasi mi dimenticavo di farle una fotografia!

Finta panna cotta allo yogurt con frutti di bosco di Sabrine


Ingredienti
yogurt: 200 ml
latte: 100 ml
colla di pesce: 2 fogli
miele: 2 cucchiai
acqua di fior d'arancio: 2 cucchiaini da caffé
frutti di bosco: 3-4 piccoli cestini (almeno 350 gr in totale)
zucchero a velo: un soffio (e non chiedetemi quant'è...)

Mettete a bagno i fogli di gelatina in una ciotola d'acqua fredda.
Fate intiepidire il latte, scioglietevi il miele, poi gettatevi i fogli di gelatina ammollati e strizzati bene mescolando finché non si dissolvono completamente. Aggiungete lo yogurt (leggermente montato con una frusta) e l'acqua di fior d'arancio.
Riempite con il composto dei bicchierini o delle ciotoline per 2/3 della loro capacità, sigillateli con la pellicola e metteteli in frigo per qualche ora (o anche per un giorno se vi fa comodo...).
Sciacquate accuratamente i frutti di bosco, tamponateli per asciugarli un po' e mettetene da parte circa un quarto, scegliendo i più belli (vi serviranno per decorare). Mettete gli altri in un pentolino e fateli andare a fuoco vivace per cinque minuti, mescolando in continuazione finché non saranno dissolti. Poi passateli al colino e schiacciando con un cucchiaio fate in modo che vi restino soltanto i semi.
Quando si sarà raffreddata, disponete la salsa di frutti rossi nei bicchierini e poi rimetteteli in frigo per farla solidificare un po'.
Al momento di servire decorate con i frutti di bosco rimasti e un soffio di zucchero a velo. Un soffio, non di più...

Il soffio di zucchero a velo previsto dalla ricetta lo rende anche molto scenografico.
Dalla foto non si capisce... che volete: era un peccato lasciarli lì fino a cena.

Grazie Sabrine

P.S. Le parole di Sabrine calzano a pennello per questo periodo quaresimale "... il peccato di gola - se mai sussiste - è di quelli veniali: si rimedia con un po' di penitenza..." ;-)

P.S. 2
Poi mi sono accorta che la ricetta del budino l'ho postata a marzo dell'anno scorso... dev'essere proprio un richiamo della nuova stagione!

lunedì 21 marzo 2011

Raccogliamo tutti i fiori che può darci primavera



Io non posso stare fermo con le mani nelle mani
tante cose devo fare prima che venga domani
e se lei già sta dormendo io non posso riposare
farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare
Perché questa lunga notte, non sia nera più del nero
fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero
e perché quel suo sorriso possa ritornare ancora
splendi sole domattina come non hai fatto ancora

E per poi farle cantare, le canzoni che ha imparato
io le costruirò un silenzio che nessuno ha mai sentito
sveglierò tutti gli amanti, parlerò per ore ed ore
abbracciamoci più forte, perché lei vuole l'amore.

Poi corriamo per le strade e mettiamoci a ballare
perché lei vuole la gioia, perché lei odia il rancore,
e poi coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri,
case, vicoli e palazzi, perché lei ama i colori
raccogliamo tutti i fiori, che può darci primavera
costruiamole una culla, per amarci quando è sera
poi saliamo su nel cielo, e prendiamole una stella,
perché Margherita è buona, perché Margherita è bella.

Perché Margherita è dolce, perché Margherita è vera
perché Margherita ama, e lo fa una notte intera
perché Margherita è un sogno, perché Margherita è il sale
perché Margherita è il vento e non sa che può far male
perché Margherita è tutto, ed è lei la mia pazzia
Margherita, Margherita...Margherita...adesso è mia...



Riccardo Cocciante

Oggi si celebra la Giornata mondiale della poesia promossa dal 1999 dall'Unesco.

Questa canzone non è proprio un gran che come poesia ma l'emozione nell'ascoltarla è sempre forte: buon inizio di stagione!

mercoledì 16 marzo 2011

Share one day: on the way to work

Ve l'ho detto che ho ripreso a lavorare?
Approfitto dell'iniziativa Share one day di Mens sana per mostrare la strada che mi porta avanti e indietro dall'ufficio...
Oggi, in un giorno di pioggia.








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lunedì 14 marzo 2011

Istantanee di una domenica di festa: il battesimo

Finiti gli eccessi del carnevale nella prima domenica di Quaresima abbiamo celebrato il battesimo di Tecla. La famiglia e pochi amici. I riti, una festa raccolta e un piccolo gesto di solidarietà.





venerdì 11 marzo 2011

Quasi primavera... quando marzo è a malapena qui

Quando marzo è a malapena qui
Un colore sta là fuori
Su campi solitari
Che la scienza non può cogliere
Ma la natura umana avvertire





Emily Dickinson

giovedì 10 marzo 2011

Se in cucina non sei una cima...

Parleremo oggi delle cime di rapanello (o ravanello). Avete presente quei ciuffetti di tenere foglioline? La maggior parte delle persone non le consuma e le butta tanto che spesso i rapanelli si trovano in vendita già mondati. C'è chi, come Sigrid de Il cavoletto di Bruxelles si stupiva perfino, qualche tempo fa, di vederle ancora in vendita.
Noi le abbiamo sempre mangiate ridotte in crema o crude (danno un leggero pizzicore all'insalata... sono deliziose).
Da quando però Amelia ha scoperto che i rapanelli sono una specie di ciliegie salate sono diventati il suo spezzafame per eccellenza con il risultato che mi trovo settimanalmente un'abbondante quantità di foglie da consumare. Ecco allora una ricettina che voglio condividere con i miei ospiti virtuali in questo Giovedì da Nora: il risotto alle cime di rapanello. Un primo facilissimo anche per chi in cucina non è una cima ;-) e adatto a questa fine di stagione: il leggero sapore erbaceo anticipa la primavera ormai prossima.

Risotto alle cime di rapanello


Ingredienti
320 gr riso (Arborio, Carnaroli o Vialone nano)
1 mazzetto di cime di rapanello
1 cipolla
una manciata di Grana Padano grattuggiato
1 l brodo vegetale
1/2 bicchiere vino bianco
2 cucc.ai olio extravergine d'oliva
sale, pepe
Mondare lavare, asciugare e tagliuzzare le cime di rapanello. Portare a bollore il brodo. Tritare finemente la cipolla e farla rosolare leggermente con l'olio in una casseruola. Unire il riso e farlo tostare (deve diventare traspaerente). Sfumare con il vino bianco. Portare a cottura il risotto aggiungendo il brodo man mano che viene assorbito dal riso. Due minuti prima che il riso sia cotto unire la cime di rapanello e mescolare bene. Spegnare il fuoco unire il formaggio e mantecare. Unire una macinata di pepe. Servire.
Bon appétit!

P.S. Questo piatto si presta molto bene ad essere decorato in modo creativo. Il mio rapanello intagliato non è speciale ma provate a cercare ispirazione nel bellissimo blog Tagli e intagli di Fabiana: lei sì che è una vera artista!

Una stagione: l'Inverno

Partecipo con questa fotografia a Una stagione: l'Inverno di Kosenrufu mama.


P.S. Trovate altre foto qui.

mercoledì 9 marzo 2011

Liberiamo gli gnomi dei rami! Parte prima

Raccolti durante una passeggiata nei boschi, alcuni rami di betulla aspettavano da tempo che una mano laboriosa liberasse le piccole creature...

Gli gnomi dei rami


Materiale occorrente
rami con un diametro di almeno 2,5-3 cm
carta vetrata fine
colore acrilico bianco
colori acrilici a scelta
matita
pennarello nero a punta fine

Innanzitutto si devono scegliere dei rami adatti: è sufficiente una passeggiata in un bosco (ma basta anche un parco) per trovare in abbondanza quello che io definisco "materiale naturale". Raccogliete rami caduti abbastanza spessi per poter avere una superficie sufficiente a disegnare la faccina, non importa l'essenza del legno. Se siete fortunati potreste trovare, come nel mio caso, dei rami con la corteccia un po' rovinata dal tempo che dona allo gnomo un aspetto ancora più naturale.


È quindi necessario tagliare i rami.
I tagli sono due: bisogna fare una base piatta perché lo gnomo stia in piedi e un taglio obliquo per poter dipingere il faccino.
Il taglio orizzontale per la base viene meglio se si utilizza una sega a dorso con la cassetta tagliacornici.
Il taglio obliquo può essere fatto con la sega a dorso ma l'angolo in questo caso non può che essere a 45 gradi perché le guide della cassetta sono fisse. Per ottenere un effetto migliore però è meglio fare tagli obliqui con diversi angoli: gli gnomi saranno tutti diversi fra loro.
Per ottenere degli gnomi ancora più buffi tagliate in corrispondenza delle diramazioni o delle gibbosità del legno: avranno gobbe e gobbette!


Carteggiare la superfice dei tagli per eliminare le imperfezioni.
Con la matita disegnare con tratto leggero le faccine e i contorni di barba e cappello.
Con i colori acrilici dipingere di bianco la barba e con i colori prescelti i cappelli.
Voilà gli gnomi sono liberi!
Non resta che darli ai propri bambini per giocare e inventare con loro storie fantastiche o utilizzarli per animare l'angolo della stagioni.

Ispirazione:
T. Berger- P. Berger, The gnome craft book


(in vendita anche qui)

lunedì 7 marzo 2011

Un fiore, una leggenda: la viola del pensiero


C'era una volta, tanto tempo fa, nell'antica Cina il bellissimo palazzo dell'imperatore Youn-Ci-The. Il palazzo era circondato da un magnifico giardino dove crescevano tutti i fiori conosciuti nel mondo curati da molti esperti giardinieri. L'imperatore aveva scelto in moglie la più bella fanciulla del suo regno: minuta e delicata con neri, lunghi e fluenti capelli. Anche i suoi occhi erano meravigliosi: occhi di un cupo viola, luminosi e vellutati, screziati di fili dorati.
L'imperatrice amava molto i fiori e moltissimo se stessa. Desiderosa di ritrovare in ciò che la circondava un poco della propria bellezza aveva voluto che il prato del padiglione dove trascorreva le ore liete della sua giornata fosse cosparso di viole mammole, le sole che si conoscessero, che avevano il colore dei suoi occhi.
A corte viveva il pittore Li-Tsan-Chiu che miniava magnifici fiori sulla carta di seta e che era innamorato dell'imperatrice. Vedeva ovunque quegli occhi magnetici e desiderava dipingere un fiore altrettanto bello. Pensando e ripensando trovò il modo di trasformare la viola mammola in un fiore più grande con i riflessi dorati degli occhi della sua amata sovrana.
L'imperatrice rimase incantata dal dipinto e ordinò ai suoi giardinieri di creare per lei quel fiore. Dopo molti anni e dopo molti tentativi finalmente il giardiniere capo Tsi-Ly-Pon riuscì a creare questa nuova varietà di viola. La chiamò viola del pensiero perché era nata dal pensiero fisso di un pittore innamorato.

giovedì 3 marzo 2011

"Caramelle" fritte al limone nei giovedì di carnevale

Sono stata via. Con il corpo e con la mente. Ma ora sono qui e i pensieri cupi di questi gioni trascorsi in silenzio possono lasciare il posto all'allegria del carnevale. Io non amo particolarmente questa festa ma, complice la presenza di bimbette paffute, quest'anno abbiamo deciso di festeggiare cucinando e mangiando frittelle ogni giovedì fino a settimana prossima quando indossati i costumi lanceremo coriandoli e stelle filanti ... siamo in rito ambrosiamo e noi festeggiamo qualche giorno in più ;-)
Eccovi un ricetta facile e squisita.

Caramelle fritte al limone


Ingredienti
250 gr farina
70 gr burro
1 uovo
2 cucchiai zucchero semolato
1 limone biologico con trattato
1/2 cucchiaino cannella in polvere
sale
olio per friggere q.b.
marmellata di limone q.b.
zucchero a velo q.b.
Impastare velocemente la farina con il burro a pezzetti, il sale, la cannella, la scorza grattuggiata del limone, l'uovo e tanto succo di limone quanto basta per ottenere una pasta malleabile ma soda. Lasciare riposare in frigorifero per una mezzoretta. Stendere la pasta in una sfoglia di 2-3 millimetri e ritagliare dei rettangoli di circa 10x8 cm. Mettere poca marmellata al centro dei rettangoli e chiudere dal lato lungo attorcigliando le estremità del fagottino formando una caramella. Fare attenzione che la marmellata rimanga all'interno ben avvolta dalla pasta. Friggerle poche alla volta in olio non caldissimo (circa 170-180° altrimenti bruciano senza cuocere). Scolarle e far perdere bene l'unto. Farle raffreddare e cospargere con poco zucchero a velo. Servire.
Bon appétit!

P.S.
La marmellata di limoni è difficile da trovare in vendita e soprattutto è difficile che sia davvero buona. La nostra è fatta in casa: facilissima da preparare, richiede solo un poco di pazienza.

Marmellata di limoni

Ingredienti
limoni biologici
zucchero q.b.
Sbucciare i limoni asportando solo la parte gialla. Tagliare la scorza a filettini sottilissimi e sbollentarla in acqua bollente per cinque minuti. Scolare e ripere l'operazione al meno un'altra volta cambiando l'acqua. Eliminare dai limoni la parte bianca, tagliare la polpa a fette ed eliminare tutti i noccioli. Mettere la polpa in una capace casseruola a fondo pesante (ricordarsi di pesare la pentola vuota) e cuocere a fuoco medio-alto finché il composto si asciuga un po'. Aggiungere le scorze alla polpa, pesare il composto e togliere la tara (il peso della pentola). Unire lo zucchero in quantità pari al peso della frutta. Portare a cottura la marmellata. Verificare che sia pronta con la prova del piattino. Invasare. Lasciar raffreddare bene, chiudere i vasetti e sterilizzarli. Lasciarla riposare 60 giorni prima di gustarla.