lunedì 14 febbraio 2011

... et te trouve là où tu es


Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît
Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

(Immense et rouge, J. Prevert)

sabato 12 febbraio 2011

Di feltro e lana. Riciclare il cambio di stagione

I saldi invernali hanno ormai lasciato il segno alla voce spese pazze... abbiamo comprato di tutto e di più facendo anche qualche affare? Scherzi a parte sicuramente i capi acquistati sono nuovi e belli.
Nell'armadio con il passare dei mesi si sono invece accumulati i vecchiumi pronti per essere eliminati con il cambio di stagione.
Qualche idea per recuperare maglina e maglioni di lana? La parola d'ordine è infeltrire!
I vecchi maglioni di lana una volta infeltriti diventano un'ottima materia prima per realizzare altri capi e oggetti decorativi che con un po' di fantasia si possono anche rinnovare abiti e accessori un po' rovinati.
Per infeltrire la lana dei maglioni è sufficiente, si sa, sbagliare il lavaggio... ma la tecnica per ottenere il massimo del risultato la spiega bene Alessia de Beads and Tricks alla quale vi rimando.
Eccovi due progettini per utilizzare questa splendida materia prima.

Primo progetto
Cappellino ad orsetto di lana infeltrita


Necessario
1 maglione di lana infeltrita del colore prescelto
ago
filo in tinta
forbici
bottoni, applicazioni, feltro per decorare
Questo cappellino è estremamente facile da realizzare. Innanzitutto è necessario prendere la misura della testa. Poi si deve distendere il maglione infeltrito su un ripiano e tagliare una striscia lunga quanto la misura della testa e alto tanto da coprire la sommità della testa (meglio fare una prova e in dubbio abbondare perché si fa sempre in tempo a tagliare l'eccedenza). Piegare la striscia di tessuto a metà tenendo il dritto all'interno e cucire il lato lungo fino in alto. Si ottiene un tubo. Verificare la misura dell'altezza ed eventualmente tagliare l'eccedenza e ricucire la parte finale. Piegare questo tubo posizionando la cucitura a metà di un lato che sarà poi il dietro del cappellino. Cucire la sommità del tubo. Si ottiene un cappellino rettangolare che sembra una tasca. Rivoltare il tessuto, stringere gli angoli formatisi in alto per fare le "orecchie" e fermarle con qualche punto.
Se il maglione utilizzato (come quello della fotografia) ha la banda elastica in fondo si può utilizzarla come bordo da risvoltare. Basta fare il cappellino un po' più alto calcolando cioè la misura del risvolto.
Applicare le decorazioni. Nel mio caso ho utilizzato un cuoricino di lana infletrita ricavato da un vecchio maglione e fermato da un bottoncino in tinta. Le decorazioni possono essere le più varie... fatte in lana, con nastri, a uncinetto, solo bottoni, pannolenci, pon pon. Basta scatenare la fantasia.

Lo vedete indossato da Amelia qui.

Secondo progetto
Decorazione per abito da bambina


Necessario
abito da bambina
pezze di lana infeltrita e/o pannolenci dei colori prescelti
bottone in tinta
ago
filo in tinta
forbici
Preparare le sagome dei fiori utilizzando dei modelli da stencil. Io ho scelto questi presi qui:



tagliare il pannolenci o la lana infeltrita secondo il modello:


Assemblare e cucire il fiore direttamente sul vestito. Nel mio caso dovevo nascondere il vecchio decoro rovinato.
E voilà: un fiore di lana e una cinturina di gros grain abbottonata dietro e il vestito vecchio torna come nuovo.


Lo vedete indossato da Amelia qui.

Questo post promuove le buone pratiche di riuso, riduzione e riciclo.

giovedì 10 febbraio 2011

Delitto in cucina: l'arrosto è... morto

Sarà che sto leggendo molti gialli, sarà che mi piace il brivido sottile dell'inquietudine... sarà.
Questa settimana voglio cucinare carne e voglio fare l'arrosto. Farò l'arrosto morto.
Un nome, un programma.
Perdonate il gioco di parole...in realtà prendo spunto dal libro La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi per una ricetta facilissima a portata di tutti per ottenere un arrosto morbido e saporito. Artusi sceglie la lombata di vitello ma direi che anche la fesa esterna, il fesone di spalla e lo scamone (tutti in pezzi grandi) sono perfetti per questa ricetta. Il segreto è nella scelta del taglio di carne e nei tempi di cottura.
Eccovi la ricetta di Artusi:

526. ARROSTO MORTO
Potete fare nella maniera che sto per dire ogni sorta di carne; ma quella che più si presta, a parer mio, è la vitella di latte. Prendetene un bel pezzo nella lombata che abbia unita anche la pietra. Arrocchiatelo e legatelo con uno spago perché stia più raccolto e mettetelo al fuoco in una cazzaruola con olio fine e burro, ambedue in poca quantità. Rosolatelo da tutte le parti, salatelo a mezza cottura e finite di cuocerlo col brodo in guisa che vi resti poco o punto sugo.
Sentirete un arrosto che se non ha il profumo e il sapore di quello fatto allo spiede avrà in compenso il tenero e la delicatezza. Se non avete il brodo servitevi del sugo di pomodoro o conserva sciolta nell'acqua. Se vi piace più saporito aggiungete carnesecca tritata fine.


E se siete in vena di leggere di cucina e delitti o di delitti in cucina ;-) vi consiglio:


M. Gelatti, Il delitto è servito. I menu di Agatha Christie, Il Leone verde

Bon appétit!

Una stagione: L'Inverno

Partecipo con questa fotografia a Una stagione: l'Inverno di Kosenrufu mama.


P.S. Trovate altre foto qui.

lunedì 7 febbraio 2011

Orsetti in festa


In questi giorni Amelia ha compiuto due anni e abbiamo fatto festa. La famiglia, qualche amico e tanti orsetti gioiosi, apine birichine e fiori colorati.



Una coroncina per la regina della festa con i simpatici protagonisti.




Una torta monumentale decorata con un orsetto di marzapane e una ghirlanda di apine. Quando Amelia l'ha vista ha detto: "L'orso... voglio io!"


Come favors (regalini) per gli ospiti un sacchettino di gelèe al miele e orsetti gommosi.


e delicatissimi pensieri delle nonne:
due teneri amici


e una candida rosa

giovedì 3 febbraio 2011

Una stagione: l'Inverno

Partecipo con questa fotografia a Una stagione: l'Inverno di Kosenrufu mama.
 
 

San Biagio e il panettone


Oggi si festeggia San Biagio e a Milano, e non solo, si mangia il panettone.
La tradizione vuole che a Natale si avanzi un bel pezzo di panettone e si conservi per mangiarlo il 3 febbraio in onore del santo.
Biagio di Sebaste era vescovo e medico e un giorno, dice la leggenda, chiamato da una madre disperata, corse al capezzale del figlio agonizzante che aveva una lisca di pesce conficcata in gola. Biagio benedì un pezzo di pane e lo diede da mangiare al bambino: la mollica portò con sé la lisca e il bambino riprese a respirare. Si gridò al miracolo. Forse per stroncare la crescente popolarità del vescovo Biagio, Agricola, prefetto di Diocleziano, lo fece scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare. Biagio divenne in questo modo martire e santo.
In ricordo di questo episodio nasce e si tramanda il rito della "benedizione della gola" che si compie appoggiando due candele incorciate sulla gola mentre si invoca l'intercessione del santo. E si mangia pane benedetto.
Il panettone che sostituisce il pane benedetto arriva in seguito.
Qualche secolo dopo, quando il panettone fa già parte delle tradizioni milanesi, frate Desiderio, prima di Natale, ricevette da una donna un panettone da benedire ma, giorno dopo giorno ne mangiò un pezzettino e quando la proprietaria, il 3 febbraio, lo reclamò, il frate si disperò... sapeva di averlo mangiato tutto.
Frate Desiderio cercò l'involucro dove era conservato il dolce e miracolo: il panettone era lì. Merito di San Biagio!
Sperando nella moltiplicazione dei panettoni molti milanesi portarono il Natale successivo i loro panettoni da benedire. Frate Desiderio li benedì e raccomandò a tutti di conservarne un pezzetto per il 3 febbraio.
Da allora la mattina del 3 febbraio, per proteggere la gola dai malanni si usa mangiare un pezzetto di panettone.

Noi ne conserviamo un pezzetto ma a Milano si trovano in vendita. Dopo San Biagio però il panettone diciamo... viene a noia. Cosa fare con quello che avanza? Ecco un'idea golosissima.

Tartufi di panettone
panettone avanzato q.b.
250 g mascarpone
3 tuorli
100 g zucchero a velo
poco brandy
cacao amaro q.b.
Spezzettare il panettone. In una ciotola capiente montare bene lo zucchero con i tuorli. Aggiungere il mascarpone e poco brandy mescolando bene. Unire al composto il panettone facendo assorbire la crema finché sarà consistente: nè troppo molle nè troppo duro. Lasciare riposare una mezzoretta o più in frigorifero. Con l'aiuto di un cucchiaio formare delle palle grandi come palline da golf e rotolarle nel cacao. Disporre i tartufi sul piatto di portata (volendo si possono mettere nei pirottini di carta di misura adeguata). Conservare in frigorifero e tirarli fuori quindici minuti circa prima di servirli.
Bon appétit!

Attenzione: non sono proprio tartufi... sono tartufoni e uno tira l'altro. Andateci piano!

martedì 1 febbraio 2011

I diritti naturali di bimbi e bimbe


Questo martedì ringrazio Piccolalory per l'iniziativa che nelle ultime dieci settimane ci ha fatto riflettere sui diritti naturali dei bambini.
A conclusione ecco un riassunto dei diritti con i link ai post che ho pubblicato.

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Per continuare  a "... guardare il mondo con gli occhi dei bimbi e delle bimbe."