lunedì 17 ottobre 2011

Di camicie e contentezza


Sono tempi duri. L'autunno come ogni anno porta i suoi colori e i suoi ritmi. Dopo l'euforia dei progetti e dei sogni da realizzare arriva la consapevolezza di quanta energia e quante risorse tutto questo comporti. E arriva la malinconia e l'inadeguatezza e la mancanza. La scontentezza per quel non so che. Puntuale.
Che sia un problema di camicia?
Raccontano infatti:
Un Re aveva un figlio unico e gli voleva bene come alla luce dei suoi occhi.
Ma questo Principe era sempre scontento. Passava giornate intere affacciato al balcone, a guardare lontano.
- Ma cosa ti manca? – gli chiedeva il Re. – Che cos'hai?
- Non lo so, padre mio, non lo so neanch'io.
- Sei innamorato? Se vuoi una qualche ragazza dimmelo, e te la farò sposare, fosse la figlia del Re più potente della terra o la più povera contadina!
- No, padre, non sono innamorato.
E il Re a riprovare tutti i modi per distrarlo! Teatri, balli, musiche, canti; ma nulla serviva, e dal viso del Principe di giorno in giorno scompariva il color di rosa.
Il Re mise fuori un editto, e da tutte le parti del mondo venne la gente più istruita: filosofi, dottori e professori. Gli mostrò il Principe e domandò consiglio.
Quelli si ritirarono a pensare, poi tornarono dal Re.
– Maestà, abbiamo pensato, abbiamo letto le stelle; ecco cosa dovete fare. Cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua.
Quel giorno stesso, il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l'uomo contento.
Gli fu condotto un prete: – Sei contento? – gli domandò il Re.
- Io sì, Maestà!
- Bene. Ci avresti piacere a diventare il mio vescovo?
- Oh, magari, Maestà!
- Va' via! Fuori di qua! Cerco un uomo felice e contento del suo stato; non uno che voglia star meglio di com'è.
E il Re prese ad aspettare un altro. C'era un altro Re suo vicino, gli dissero, che era proprio felice e contento: aveva una moglie bella e buona, un mucchio di figli, aveva vinto tutti i nemici in guerra, e il paese stava in pace.
Subito, il Re pieno di speranza mandò gli ambasciatori a chiedergli la camicia.
Il Re vicino ricevette gli ambasciatori, e: – Sì, sì, non mi manca nulla, peccato però che quando si hanno tante cose, poi si debba morire e lasciare tutto! Con questo pensiero, soffro tanto che non dormo alla notte! – E gli ambasciatori pensarono bene di tornarsene indietro.
Per sfogare la sua disperazione, il Re andò a caccia. Tirò a una lepre e credeva di averla presa, ma la lepre, zoppicando, scappò via. Il Re le tenne dietro, e s'allontanò dal seguito. In mezzo ai campi, sentì una voce d'uomo che cantava la falulella. Il Re si fermò: "Chi canta così non può che essere contento!" e seguendo il canto s'infilò in una vigna, e tra i filari vide un giovane che cantava potando le viti.
- Buon dì, Maestà, – disse quel giovane. – Così di buon'ora già in campagna?
- Benedetto te, vuoi che ti porti con me alla capitale? Sarai mio amico.
- Ahi, ahi, Maestà, no, non ci penso nemmeno, grazie. Non mi cambierei neanche col Papa.
- Ma perché, tu, un così bel giovane…
- Ma no, vi dico. Sono contento così e basta.
"Finalmente un uomo felice!", pensò il Re. – Giovane, senti: devi farmi un piacere.
- Se posso, con tutto il cuore, Maestà.
- Aspetta un momento, – e il Re, che non stava più nella pelle dalla contentezza, corse a cercare il suo seguito: – Venite! Venite! Mio figlio è salvo! Mio figlio è salvo! – E li porta da quel giovane. – Benedetto giovane, – dice, – ti darò tutto quel che vuoi! Ma dammi, dammi…
- Che cosa, Maestà?
- Mio figlio sta per morire! Solo tu lo puoi salvare. Vieni qua, aspetta! – e lo afferra, comincia a sbottonargli la giacca. Tutt'a un tratto si ferma, gli cascano le braccia.
L'uomo contento non aveva camicia.

Quest'anno voglio togliermi la camicia e da lì ripartire. Ogni giorno.
Le soluzioni ai grandi e piccoli problemi, come spesso accade, sono sotto i nostri occhi e basterebbe riappropriarsi delle storie delle nostre genti per trovarle.

(Fiaba friulana raccolta da Italo Calvino)

3 commenti:

  1. Grazie per questa fiaba che non conoscevo e che cade puntuale...
    se ti può consolare anche a me occorrono molte energie per tutto ciò che ho da fare...ma credo che ce la faremo! =)
    Buona settimana...

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  2. @Lena: per me non è una questione di energie. Io ho bisogno di mettermi a nudo e tornare all'essenziale. Comunque ti auguro davvero di riusciere a far tutto e bene :-)

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  3. Mi piace il tuo blog! Ti seguo :)

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