lunedì 8 agosto 2011

Un fiore, una leggenda: la genzianella


Fu un anno particolarmente cattivo quello, per i pascoli e per la campagna. Da molti mesi non una nube, non una goccia di pioggia! Soltanto vento e sole. Non si vedeva più alcun filo d'erba. Secchi i pascoli delle Alpi bavaresi dove viveva Genziana, la pastorella. Ad una ad una tutte le capre erano morte. Ad una ad una cadevano le mucche che un tempo erano state floride e ricche di latte e che erano tutta la ricchezza di Pietro, il papà di Genziana. Anche Genziana un giorno si ammalò. Adagiata sul giaciglio, esangue per le lunghe privazioni, quasi non si muoveva più. Il padre, disperato, rivolgeva le sue preghiere al Cielo perché facesse finire quel tormento e finalmente qualche goccia di pioggia cadesse sulla terra.
Oh, poter almeno dissetare la sua bimba che moriva! Ed ecco, finalmente, una nube appare nel cielo, si addensa, diventa cupa, pesante, carica di acqua. Ed un lampo, un tuono. E' la salvezza. Anche per la sua bimba. Ecco infatti i primi goccioloni. Ma come raccogliere quell'acqua benedetta se la terra, assetata, se la beveva tutta senza lasciarla scorrere? Ecco il miracolo: un fiore, uno stupendo fiore azzurro, dai petali larghi e distesi, a poco si raccoglie, si richiude, un petalo si unisce saldamente all'altro, formando un piccolo bicchiere. E le gocce di pioggia si raccolgono. Non più disperse, dunque, per la salvezza della piccola Genziana. Quel fiore si chiamava astro di montagna: fu ribatezzato, dopo che ebbe preso forma di calice, Genzianella, come la piccola pastorella che per lui si riaffacciò alla vita. E la genzianella da allora fiorisce sui pendii della montagna e nei giorni di pioggia sembra un lembo di cielo.

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