lunedì 2 maggio 2011

Un fiore, una leggenda: Il ranuncolo

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In Giappone, cento e cento anni or sono, nell'isoletta Kikai, nell'arcipelago Ryukyu, viveva un poeta. Ki-men-tse era il suo nome. Componeva le sue poesie accompagnandosi con il suo shamisen dal dolce suono. Se ne andava ogni giorno sulle rive dei piccoli, lucenti laghetti della sua isola. Laghi dalla sponde frastagliate e ombreggiate di salici piangenti. Posti magici e bellissimi.
Ki-men-tse una notte vide la bianca luna riflessa nell'acqua. E sopra la luna vide un fiorellino giallo, stellante: un piccolo delizioso fiore che non aveva mai veduto. Un fiore della luna, certamente. Il suo cuore ebbe un tuffo. Voleva ad ogni costo cogliere il fiore della luna per farne dono, con una breve strofa d'amore, alla sua dolce fanciulla, la bellissima "Sole splendente in un ciel di turchese".
Ma quel giorno Ki-men-tse era inebriato anche dal vino: non si spiega altrimenti come potesse credere che la luna riflessa fosse la vera luna e il fiorellino, nato a fior d'acqua fosse un fiore cresciuto sulla luna.
Si avvicinò con la fragile imbarcazione a quel punto dove vedeva la luna: ma questa sfuggiva al suo abbraccio. Era però rimasto il fiore, di un caldo giallo dorato, con piccoli petali. Non uno solo, ma quattro, cinque: un ciuffo di piccoli soli. E ricomparve anche la luna sull'acqua, quasi volesse proteggere i suoi fiori. Così pensava Ki-men-tse.
Si chinò il poeta, si chinò per strappare alla luna i suoi fiori, e cadde nel laghetto. Non fu più ritrovato. E in quel punto da allora, i ranuncoli formano ad ogni primavera, come una coltre tempestata di topazi.

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