giovedì 7 aprile 2011

Vitalbe in città: una frittata primaverile

Un brutto posto di lavoro. Non fraintendiamoci, il lavoro è bello ma il luogo dove lavoro è più simile ad una conigliera. Il mio ufficio è collocato in un'area in parte dismessa di un edificio scolastico, le finestre sono di quelle da seminterrato con le grate antintrusione e si affacciano sotto la scala antincendio. Una tranquillità sepolcrale e un gran caldo per l'esposizione a sud e per il riscaldamento tenuto troppo alto. Anche l'esterno lascia a desiderare. La manutenzione del giardino viene viene fatta una, due volte all'anno. Siamo così sepolti da una vegetazione lussureggiante e infestata... dalle vitalbe!

Le vitalbe sono le punte tenere della clematis vitalba, una pianta rampicante selvatica. Solitamente si colgono in campagna lungo le strade, nelle zone incolte o nei boschi in primavera ed estate.
Io ho la fortuna di avere a disposizione di un pezzetto di campagna in piena città! Fa parte dei benefit di questo lavoro...
Con le vitalbe, da sempre nella nostra famiglia, si prepara la frittata. Una vera ghiottoneria.

Frittata con le vitalbe


Ingredienti
un mazzetto di vitalbe
4 uova
1 spicchio d'aglio
1 manciata di Grana padano o Parmigiano Reggiano grattuggiato
2-3 cucchiai olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Sciacquare bene le vitalbe e scottarle in acqua salata bollente per pochi minuti. Scolare bene e tagliuzzarle.
Nella padella dove cuocerà la frittata far appassire l'aglio in poco olio e insaporire le vitalbe. Salare e pepare. Lasciare intiepidire. In una terrina sbattere le uova giusto il tempo di amalgamare tuorlo e albume, unire il formaggio e le vitalbe. Mescolare bene. Scaldare l'olio rimasto nella padella, versare il composto di uova e cuocere la frittata facendo attenzione che cuocia uniformemente senza bruciare - basta aiutarsi con una forchetta e spostare leggermente il composto in modo da lasciare che la parte ancora liquida scivoli verso il fondo della pentola -. A metà cottura girare la frittata con l’aiuto di un coperchio inumidito: appoggiare il coperchio sulla superficie della frittata e con un veloce e deciso giro di polso capovolgere la pentola. La frittata scende sul coperchio e si fa scivolare nuovamente nella padella. Ancora qualche minuto e voilà la frittata è fatta. Si serve calda o fredda.
Bon appétit!

Attenzione: la clematis vitalba, come tutte le ranunculaceae è tossica: si utilizzano solo i getti teneri e non bisogna farne una scorpacciata: concedetevi una frittata all'anno!

3 commenti:

  1. uh, ma è quella che qui si chiama in dialetto "frittata di luvertìn"? dalla foto paiono loro.
    mio marito li chiama "i bruscandoli", il mio contadino di fiducia "asparagi selvatici"...
    ma quanti nomi hanno???

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  2. @Mamma F: no, no, no... che confusione! I luvertin o bruscandoli o aspargina sono i germogli di luppolo selvatico (Humulus lupulus) :-)

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  3. accipicchia, tutta un'altra cosa!! :))

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