giovedì 10 febbraio 2011

Delitto in cucina: l'arrosto è... morto

Sarà che sto leggendo molti gialli, sarà che mi piace il brivido sottile dell'inquietudine... sarà.
Questa settimana voglio cucinare carne e voglio fare l'arrosto. Farò l'arrosto morto.
Un nome, un programma.
Perdonate il gioco di parole...in realtà prendo spunto dal libro La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi per una ricetta facilissima a portata di tutti per ottenere un arrosto morbido e saporito. Artusi sceglie la lombata di vitello ma direi che anche la fesa esterna, il fesone di spalla e lo scamone (tutti in pezzi grandi) sono perfetti per questa ricetta. Il segreto è nella scelta del taglio di carne e nei tempi di cottura.
Eccovi la ricetta di Artusi:

526. ARROSTO MORTO
Potete fare nella maniera che sto per dire ogni sorta di carne; ma quella che più si presta, a parer mio, è la vitella di latte. Prendetene un bel pezzo nella lombata che abbia unita anche la pietra. Arrocchiatelo e legatelo con uno spago perché stia più raccolto e mettetelo al fuoco in una cazzaruola con olio fine e burro, ambedue in poca quantità. Rosolatelo da tutte le parti, salatelo a mezza cottura e finite di cuocerlo col brodo in guisa che vi resti poco o punto sugo.
Sentirete un arrosto che se non ha il profumo e il sapore di quello fatto allo spiede avrà in compenso il tenero e la delicatezza. Se non avete il brodo servitevi del sugo di pomodoro o conserva sciolta nell'acqua. Se vi piace più saporito aggiungete carnesecca tritata fine.


E se siete in vena di leggere di cucina e delitti o di delitti in cucina ;-) vi consiglio:


M. Gelatti, Il delitto è servito. I menu di Agatha Christie, Il Leone verde

Bon appétit!

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