giovedì 22 dicembre 2011

Natale 2011: ci sono soltanto i fiori di gelo


Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bimbi è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni
oggi sull'albero dei doni:
bambole d'oro, treni di latta,
orsi di pelo come d'ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più in alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco... Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l'alberetto.
Ci sono soltanto i fiori di gelo
sui vetri che mi nascondono il cielo.
L'albero dei poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.
 
Con queste parole di Rodari saluto tutti e mando il blog in vacanza... ho proprio bisogno di riposare nel caldo abbraccio della mia famiglia.
Buon Natale!

foto qui

mercoledì 21 dicembre 2011

Like a landscape painting in the sky. Winter time 2011


It's Winter-fall
Red skies are gleaming, oh
Sea-gulls are flyin' over
Swans are floatin' by
Smoking chimney-tops
Am I dreaming
Am I dreaming?
The nights draw in
There's a silky moon up in the sky, yeah
Children are fantasizing
Grown-ups are standin' by
What a super feeling
Am I dreaming
Am I dreaming?
woh woh woh woh
(dreaming) So quiet and peaceful
(dreaming) Tranquil and blissful
(dreaming) There's a kind of magic in the air
(dreaming) What a truly magnificient view
(dreaming) A breathtaking scene
With the dreams of the world in the palm of your hand
(dreaming) A cosy fireside chat
(dreaming) A little this, a little that
(dreaming) Sound of merry laughter skippin' by
(dreaming) Gentle rain beatin' on my face
(dreaming) What a extraordinary place
And the dream of the child is the hope of the hope of the man
It's all so beautiful
Like a landscape painting in the sky, yeah
Mountains are zooming higher, mmm
Little girls scream and cry
My world is spinning and spinning and spinning
It's unbelievable
Sends me reeling
Am I dreaming
Am I dreaming
Oooh it's bliss

(Queen)

Ben arrivato inverno!

sabato 17 dicembre 2011

Sette R per una vita più sostenibile: Riusa

Eccoci al terzo appuntamento de Le sette R il mio (quasi) contest.
Questa settimana si riusa.
Una piccola azione rivoluzionaria: ricominciare ad usare i fazzoletti di stoffa.


Ricordo che quando ho conosciuto mio marito Luca si usavano ancora i fazzoletti di stoffa. Poi nel corso di questi quindici anni (!) li abbiamo definitivamente abbandonati a favore dei fazzolettini usa e getta in carta.
Una montagna di sofficissima cellulosa bianca gettata via.
Non voglio addentrarmi nella questione igiene. Io non ho quasi mai il raffreddore, se va male, una volta all'anno e i fazzoletti non mi servono più di tanto.
La comodità e la disponibilità dei fazzolettini di carta ne incentiva un utilizzo, a volte, davvero superfluo ed è questo tipo di pratica che intendo disincentivare. I fazzoletti di carta non spariranno dalla mia borsa ma li userò per tutte quelle ocasioni dove sono davvero indispensabili.
Dove trovare i fazzoletti in stoffa? Difficile. Io ne ho ricevuta una piccola scorta da mia madre che li conservava nel suo armadio pieno di cose inutili (dice lei...).
Ricordate solo una cosa: non regalateli a nessuno. Una credanza infatti dice che i fazzoletti regalati portano lacrime.

mercoledì 7 dicembre 2011

Sette R per una vita più sostenibile: Ricicla

Eccoci al secondo appuntamento de Le sette R il mio (quasi) contest.
Questa settimana si ricicla.
Siamo tutti di corsa. Tutti, chi più, chi meno impegnati nella frenesia del Natale. Fortunatamente quest’anno, vista la difficile situazione economica e sociale del nostro paese, avremo modo di riflettere maggiormente sul significato da attribuire a questa festa. Finiti (!?) i tempi delle vacche grasse ci troviamo con le tasche sempre più vuote e con il cuore pronto per essere riempito di gesti buoni.
E riciclare è un gesto buono. E per riciclare non intendo quella pratica del rifilare all’amico lontano l’orribile servizio di tazzine che la vecchia zia ci ha regalato l’anno scorso…
Il mio intento, in queste settimane di sensibilizzazione sulla tematica dei rifiuti, è quello di inventarsi, o scoprire, un nuovo modo di vivere il nostro quotidiano.
A proposito di quotidiani.
Da qualche anno siamo abbonati ad una testata e riceviamo i giornali confezionati in grandi sacchetti di plastica. Cosa fare di tutti quei sacchetti? Li abbiamo usati come sacchi della spazzatura, per riporre abiti e accessori e in altri svariati modi ma ne abbiamo ancora moltissimi. E non solo. Nonostante sia entrato in vigore il divieto di utilizzare i sacchetti di plastica negli esercizi commerciali si continuano ad usare per la vendita di ortaggi e frutta al reparto ortofrutta dei supermercati. Altri sacchetti.
Ho cercato un modo per riciclarli e ho fatto una scoperta sensazionale: i sacchetti trasparenti o quasi, hanno il non colore del ghiaccio e dell’inverno. Sono a mio avviso perfettamente intonati al bianco Natale. Grazie a questo post di Charissa de The gifted blog e al tutorial che trovate qui potete trasformare, come ho fatto io, i vostri sacchetti in eterei fiocchi di neve.
E con questi potete decorare i pacchetti dei vostri regali o appenderli all'albero o in tutta la casa e vi sembrerà di stare sotto la neve!


Altri modi di fare pacchetti con materiali diversi e riciclati:
i bellissimi ed ispirati pacchetti di Marta de Cambiando strada: versione 1 e versione 2;
un'idea colorata di Mammafelice;
i miei pacchetti dell'anno scorso.
Buon lavoro!

P.S. Segnalatemi altre idee: facciamo circolare le buone prassi!

sabato 3 dicembre 2011

Fall orange trip 3: cachi


Dopo zucche e foglie, siamo al terzo e ultimo appuntamento del mio personalissimo Fall orange trip.
I cachi, o loti, sono, a parer mio, i frutti autunnali per eccellenza: maturano in piena stagione, hanno quel temperamento sodo e molle allo stesso tempo, il gusto dolce dei tepori autunnali e sono arancioni! I frutti possono non piacere per quella loro consistenza gelatinosa ma la pianta è uno degli alberi da frutto più belli del giardino.
Molte sono le storie, le leggende e le dicerie su questo frutto.
Oltre ad essere considerato l'albero delle sette virtù, in Giappone il cachi è considerato anche l’albero della pace perché dopo il bombardamento atomico di Nagasaki furono ritrovate alcune piante di cachi ancora vive.
Pare poi che l’albero di cachi non sopporti la menzogna e se qualcuno dice una bugia nei pressi di una pianta di cachi questa faccia cadere tutti i frutti in un sol momento e i frutti caduti in questo modo non siano più commestibili perché amari. Da qui l’origine del detto: “Ma fai cadere i cachi dagli alberi!”

Non tutti sanno però che i cachi hanno anche un potere divinatorio notevole. I semi infatti contengono la risposta ai nostri desideri.

I responsi dei cachi


Procedimento:

Mangiare il frutto e prendere il seme.
Esprimere un desiderio (in silenzio e non comunicarlo a nessuno)
Scegliere e dichiarare apertamente: cucchiaio, coltello, forchetta.
Aprire con i denti il seme cercando di spaccarlo per il lato lungo (attenzione alle dentiere!)
Guardare. Se il germoglio ha la forma che avete dichiarato il desiderio si avvererà. È garantito.

Nel provare ad aprir semi vi avanzerà un po’ di polpa. Ecco una ricetta semplice e squisita per utilizzarla.

Verrine di cachi
ovvero una quasi bavarese


Ingredienti
250 g polpa di cachi maturi
250 ml panna
100 g zucchero
5-6 g colla di pesce
Cospargere la polpa dei cachi con lo zucchero e lasciar macerare qualche momento. Nel frattempo immergere la colla di pesce in acqua fredda per ammorbidirla.
Frullare la polpa di cachi. Sciogliere la colla di pesce strizzata con 1 o 2 cucchiai di acqua. Aggiungerla alla polpa di cachi e mescolare bene. Tenere parte della polpa per la guarnizione e versare il resto in una ciotola capiente. Montare la panna e unirla alla polpa mescolando con una spatola dal basso all'alto per non smontare il composto. Versare la mousse ottenuta nei bicchierini (piccoli), coprire la superficie con la polpa tenuta da parte. Mettere in frigorifero per qualche ora. Servire direttamente nei bicchierini.
Bon appétit!

mercoledì 30 novembre 2011

Sette R per una vita più sostenibile: Riduci

Primo appuntamento de Le sette R il mio (quasi) contest.
Ci tengo a precisare che non ho intenzione di compiere azioni ecclatanti o eroiche, nè di scrivere trattazioni impegnative dell'argomento rifiuti. In questo blog racconto della vita della mia famiglia e miei tentativi, più o meno riusciti verso una vita più naturale e felice pertanto i progetti e le azioni di cui parlerò nelle prossime settimane vogliono essere uno spunto per gesti accessibili a tutti, non tanto originali in sè - se non nei risultati - ma capaci di diffondere una cultura del fare con lentezza, che, per sua natura, è più rispettosa dell'ambiente.

Questa settimana riduciamo i rifiuti.
La mia pattumiera è stracolma di rifiuti organici. Anche se noi da anni produciamo il compost per il nostro orto con gli avanzi di cucina e gli scarti della coltivazione di piante commestibili e ornamentali il mio primo obiettivo per i prossimi mesi è ridurre la nostra produzione di rifiuti organici.
Il modo più semplice è acquistare meno. Comprare una quantità ridotta di derrate alimentari, soprattutto quelle ad alta deperibilità, ne permette una gestione più accurata e di conseguenza meno cibo scartato. Seconda cosa si deve imparare a reinventare gli avanzi. Ed in questo sono ad un buon punto. Terzo: si possono ridurre gli scarti alimentari cucinando anche quello che normalmente finisce in pattumiera (guardate ad esempio le ricette di Ecocucina già citate qui).

Ma non solo. Alcuni rifiuti possono non essere considerati tali. Le parti legnose della frutta non sono commestibili ma possono diventare molto utili: noccioli di ciliegia, di oliva e gusci di noci, nocciole e mandorle possono essere recuperati …


Sacchetti di noccioli di ciliegia


Questa primavera, in piena stagione di ciliegie ho deciso di conservarne i noccioli per farne dei sacchetti per la terapia caldo/freddo. Ed ora ecco il mio risultato. In rete si trovano svariate istruzioni e modelli. Il principio è semplice: basta realizzare un sacchetto con un pezzo di stoffa di cotone, riempirlo di noccioli e chiuderlo. Dimenticavo: i noccioli vanno puliti. Basta farli bollire per una mezzoretta e poi fregarli fra le mani per eliminare tutta la polpa residua.

I sacchetti di noccioli sono un’ottima idea regalo per un neonato. Quando è nata Amelia ho scoperto coricandola nella culla e poi nel lettino scaldati con il sacchetto di noccioli si addormentava più facilmente. Da allora durante l’inverno le mie bambine, per addormentarsi hanno vicino il loro sacchettino caldo caldo. I miei saranno il regalo perfetto per i miei nipotini.

Con i gusci della frutta secca che mangeremo nelle prossime settimane confezionerò dei fermaporta fatti con il medesimo principio: un sacchetto di stoffa riempito di gusci lavati e asciugati.
La stessa cosa si potrà fare con i noccioli delle olive.

giovedì 24 novembre 2011

Suggestioni piemontesi: un menu. Parte terza


Siamo arrivati all'ultima portata di questo menu. Ho scelto un dessert di frutta perché risulta meno impegnativo di una torta e a questo punto i commensali sono già sazi. E il Piemonte? Il richiamo questa volta viene dal vino che in questa ricetta è protagonista quasi assoluto.


Da quando ho smesso di allattare il vino è ritornato sulla mia tavola. I miei vini preferiti? I rossi valtellinesi e piemontesi (of course ma non nego qualche incursione francese).
I miei ricordi legati al vino piemontese provengono da lontano: dalla mia prima (e unica) vendemmia ancora bambina alle allegre brigate dei compagni di università a mangiar paniscia.

Il dessert, pere al vino con zabaione, potrebbe sembrare banale - e forse lo è - ma provate a pregustarlo: basta chiudere gli occhi e immaginare di affondare il cucchiaino nella polpa cedevole della pera. Rossa di vino, dolce e profumata. Nel frattempo lo sciroppo vischioso e trasparente si mescola con il giallo inebriante e pastoso dello zabaione. Una goduria per occhi e palato.
La differenza di questa ricetta da quella più classica della cucina italiana sta nello zabaione che in questo caso è fatto con lo stesso vino con cui si prepara lo sciroppo: il Nebbiolo. Vi sembra sprecato? Vi assicuro che il risultato non sarà una delusione.


Pere ubriache e zabaione
Ingredienti
1 kg di pere Martin Sec, Passacrassana o Kaiser
150 g zucchero
1/2 bottiglia di vino Nebbiolo (o Barolo)
1 stecca di cannella
3 chiodi di garofano
il succo di 1/2 limone
Lavare le pere e scottarle in acqua bollente per cinque minuti. Mescolare il succo di limone e il vino. Marinarvi le pere per una mezzora. Scolarle. Versare il vino in una casseruola che contenga le pere di misura. Portare ad ebollizione.
Unire lo zucchero e le spezie, abbassare al minimo e cuocere finché lo zucchero non sarà sciolto. Aggiungere le pere e portare a cottura (10-15 minuti) Non dovranno disfarsi. Scolarle e filtrare il liquido. Cuocerlo a fuoco basso finché sarà sciropposo. Mettere le pere nelle coppe e versare lo sciroppo. Servirle tiepide o fredde. Con un cucchiaio di zabaione.

Zabaione
Ingredienti
8 tuorli
160 g zucchero
16 mezzi gusci di vino Nebbiolo (o Barolo)
Montare in un pentolino i tuorli con lo zucchero. Diluire con il vino. Amalgamare bene e cuocere a bagnomaria continuando a sbattere la crema fino a quando si sentirà tok-tok e non più tek-tek. Lo zabaione è pronto.
Bon appétit!

P.S. Mentre si cucina si stappa la bottiglia, si lascia respirare il vino e poi lo si gusta piano, senza fretta.

martedì 22 novembre 2011

Settimana europea per la riduzione dei rifiuti: le sette R

 
Questa è la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti che si protrarrà fino a domenica 27 novembre.
Quest'anno prendo spunto da un'articolo di Cristina Gabetti apparso su Settegreen del 10 novembre scorso: Le sette "R" da rispettare contro gli sprechi (se ne volete parlare con l'autrice qui).
Sette è il numero di azioni da compiere per re-inventarsi uno stile di vita più sostenibile e cominciano tutte con la lettera R.
Riduci
Ricicla
Riusa
Ripara
Risparmia
Risorsa
Ripresa
Il mio intento: un post a settimana dove individuerò un'azione, uno spunto o un proposito per rendere la vita della mia famiglia più green.
Perché la campagna di sensibilizzazione di una settimana... diventi uno stile di vita.
E voi? Quali sono o saranno le vostre azioni? Se volete partecipare lasciate un commento e inserite il vostro link.

***
  1. Danda
  2. Mammachestress
  3. Eniko - Il giardino segreto

giovedì 17 novembre 2011

Suggestioni piemontesi: un menu. Parte seconda


La terra di Piemonte offre una molteplicità di ingredienti e di suggestioni. Nei miei ricordi occupa un posto speciale la città di Casale Monferrato. La rivedo ancora nella nebbia e a quel giorno in cui Luca ed io ci perdemmo nella campagna lì intorno dedico il secondo piatto della nostra cena virtuale. Alla delicata crema di topinambur faremo seguire un quasi-brasato di manzo (ovviamente piemontese) molto aromatico contornato da cipolline in agrodolce e da un soffice puré di patate. Brasato e puré li divorammo in quel ristorante ...

Manzo agli aromi

Ingredienti
800 g codone o scamone di manzo
1 mazzetto di basilico
1 mazzetto di prezzemolo
2 rametti di rosmarino
4 foglie di salvia
1 foglia d'alloro
2 spicchi d'aglio
2 bicchieri di vino rosso robusto (barolo, barbaresco, dolcetto)
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
Legare la carne e in una casseruola con i bordi alti che la contenga di misura rosolarla con l'aglio in poco olio. Salare e pepare. Unire le erbe aromatiche e far insaporire. Aggiungere il vino, coprire e cuocere a fuoco moderato per 2 orette. Togliere la cane dalla casseruola e tenerla in caldo in un contenitore ermetico. Passare il sugo al setaccio, affettare la carne e servirla ricoperta di salsa con un contorno di cipolline (magari quelle di Ivrea) in agrodolce e puré di patate.
Bon appétit!

Una sola raccomandazione: la ricetta è semplice e richiede ingredienti di prima qualità.
La prossima settimana ci sarà il dolce: inebriante e molto molto goloso :-)

lunedì 14 novembre 2011

Fall orange trip 2: foglie

Secondo appuntamento del viaggio cromatico di quest'autunno.
Vi siete guardati intorno? La natura da' spettacolo. Tutte le sfumature calde e solari dell'arancione che partono dal giallo e arrivano al marrone. Immergersi in questa sinfonia di colori solleva il morale e può riconciliare con il mondo. Approfittatene per passeggiare il più possibile nei giardini, nei parchi ma anche solamente lungo i viali alberati delle città: è terapeutico.
Ecco cosa fare (mia figlia Amelia docet):
1. Mentre camminate raccogliete qualche manciata di foglie, con le mani, e lanciatele in aria: come farfalle svolazzeranno intorno!
2. Se ci sono mucchi di foglie affondate i piedi (calzare degli stivali di gomma!) e scalciate. Il mucchio si sparpaglierà e voi vi sentirete molto più leggeri.
3. Se il posto lo permette e non piove da qualche giorno, ci si può anche sdraiare sotto gli alberi e guardare in su. Tutto girerà intorno a voi e se siete fortunati, una folata di vento vi regalerà una pioggia di foglie leggere e colorate.

Tutto questo benessere si può portare in casa.

Metodo n. 1 (effimero)
Composizione di foglie e crisantemi

Andate nel vostro giardino (o dal fioraio) e sciegliete un mazzo di crisantemi arancioni


Raccogliete una manciata di foglie (le nostre sono di tiglio)


Poi procuratevi un vaso di vetro cilindrico e un'altro vaso (o un bicchiere) che si infili di misura nel più grande. Non deve sporgere. Inserite il vaso più piccolo nel più grande e infilate in modo del tutto casuale le foglie nello spazio fra i due vasi. Riempite bene lo spazio. Non ci devono essere spazi vuoti. Recidete i rami di crisantemo perchè sporgano in modo compatto dal vaso più grande. Mettete l'acqua nel vaso più piccolo, inserite i fiori e sistemateli. A piacere si può inserire qualche stelo di graminacee che scompiglia un poco la composizione.


Metodo n.2 (durevole)
Essiccazione di rami autunnali


Occorrente
Rami con foglie (querce, faggio)
glicerina liquida (quella che si utilizza per i saponi fai da te)
Preparare i rami eliminando il fondo con un taglio obliquo che permette ai rami di assorbire meglio i liquidi. Preparare una soluzione fatta con 60% di acqua calda e 40% di glicerina. Mescolare bene. Immergere per circa 10 cm i rami nella soluzione. Lasciare immersi per 5-6 giorni, cioè fino a quando il colore virerà. Togliere dalla soluzione, asciugare bene e utilizzare per composizioni a piacere.
I rami così trattati mantengono a lungo i colori e non si seccano. Si possono utilizzare  immersi in acqua insieme ai fiori freschi o nelle composizioni di fiori secchi.
Un'avvertenza: il colore vira in modo imprevisto, dipende tutto dalle foglie. Tende comunque a scurire.

P.S. Se volete una cascata di foglie sopra la vostra testa potete sempre fare un mobil come questo che abbiamo realizzato l'anno scorso utilizzando questa tecnica.

PP.SS. Andate a guardare cosa succede in questi giorni al di là delle Alpi: in Svizzera da Eleonora e a Parigi da mia sorella Betta ... è autunno!

venerdì 11 novembre 2011

Ancora una volta... San Martino

Anche quest'anno la festa di San Martino ci porta una bella giornata di sole, aria tiepida e tanta serenità. Abbiamo cantato alla luce delle lanterne fatte l'anno scorso e il biscotto non l'abbiamo fatto. Siamo in quarantena per una fastidiosa malattia.




La luce poi si spegnerà... su bimbi a casa torniam!
Buon San Martino a tutti!

giovedì 10 novembre 2011

Suggestioni piemontesi: un menu. Parte prima

Immaginiamo: l'autunno, una sera di novembre e alcuni amici riuniti per una cena in compagnia. Lasciamoci tentare da ingredienti tipici della cucina piemontese per un menu da gustare in queste sere freddine. Si comincia con un primo delicato fatto con topinambur, acciughe e aglio che tanto ricorda la bagna cauda; segue ... la prossima settimana!
Manca solo un poco di nebbiolina ma vedremo di provvedere...

Crema di topinambur con salsa di acciughe

(foto qui)
Ingredienti
500 g topinambur
brodo vegetale q.b.
olio extravergine d'oliva
2 spicchi d'aglio
4 filetti di acciughe dissalate
1/2 cucchiaino di amido di mais
100 ml latte
200 ml panna
burro
erba cipollina
fettine di carota lessata
sale e pepe
Pulire i topinambur e affettarli sottili. Scaldare poco olio in una pentola e soffriggere i topinambur. Aggiungere brodo caldo fino a coprirli a filo. Cuocere 20 minuti. Passare al setaccio, aggiungere metà panna e allungare con poco brodo per ottenere una crema fluida. Mantenere al caldo senza far bollire.
Mentre i topinabur cuociono lessare l'aglio a fettine nel latte. Filtrare il latte, strizzare bene ed eliminare l'aglio. Stemperare le acciughe nel latte aromatizzato, aggiungere l'amido di mais, unire la panna ed addensare. Unire una noce di burro.
Versare la crema nelle fondine o meglio in piccole ciotole. Versare a filo la salsa di acciughe. Spolverizzare con una macinata di pepe e con un po' di erba cipollina tagliuzzata. Decorare con le fettine di carota tagliate in modo decorativo (a cuore, rombi, fiori ecc.). Servire.
Bon appétit!

P.S. Non ho veri invitati da moltissimo tempo ma dedico questo menu a tutti i miei lettori. In fin dei conti i Giovedì da Nora sono nati per voi. Grazie.

domenica 6 novembre 2011

Estote parati


Una domenica mattina, un tuffo nel passato. Luca, i suoi ricordi e una preghiera.

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: non importa, aiutalo.
Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici: non importa, fa' il bene.
Se realizzi i tuoi obbiettivi, incontrerai chi ti ostacola: non importa, realizzali.
Il bene che fai forse domani verrà dimenticato: non importa, fa' il bene.
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa, sii onesto e sincero.
Quello che hai costruito può essere distrutto: non importa, costruisci.
La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata: non importa, aiutala.
Da' al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa, dai il meglio di te.
Amen

Madre Teresa di Calcutta

giovedì 3 novembre 2011

Un delicato fil di fumo: lasagne pomodoro e scamorza


L'autunno ha finalmente portato i suoi giorni uggiosi e la sera si torna volentieri al caldo e al conforto di casa. I fortunati che hanno il camino possono ritemprarsi nel caloroso abbraccio del fuoco - metaforicamente parlando - E' così che in una di queste sere, siamo stati accolti dal tipico odore di camino: un delicato fil di fumo ha invaso le nostre stanze. La voglia di cucinare un piatto che ricordasse quel sentore di legno, la spesa ancora da fare, un piatto che possiamo mangiare in quattro senza fare salti mortali e in frigorifero una scamorza affumicata.
Perché non fare delle lasagne affumicate? Detto, fatto.
Erano talmente buone che ho deciso di postare la ricetta anche se è molto intuitiva ;-)

Lasagne pomodoro e scamorza

Ingredienti
250 g sfoglia pronta per lasagne (oppure fatta in casa con 2 uova e 200 g di farina ca)
500 g passata di pomodoro
1 scamorza affumicata
250 g ricotta
80-100 g Grana Padano grattuggiato q.b.
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
sale
Soffriggere leggermente l'aglio sbucciato e schiacciato in poco olio, aggiungere il pomodoro, salare e portare a cottura senza far asciugare troppo il sugo. Eliminare l'aglio. Mischiare ricotta e Grana formando delle grosse "briciole". Lessare brevemente le sfoglie in acqua salata con l'aggiunta di un cucchiaio d'olio e farle asciugare su un canovaccio. Affettare finemente la scamorza. Comporre le lasagne facendo uno strato di pasta, uno di ricotta, uno di sugo, uno di scamorza e ripetere fino ad esaurimento degli ingredienti. Infornare a 180° per 25-30 minuti. Sfornare, lasciare intiepidire leggermente e servire.
Bon appétit!

lunedì 31 ottobre 2011

Fall orange trip 1: zucche

Un colore come filo conduttore di questo autunno solare: l'arancione. Un viaggio nel buonumore che accompagna questa tinta. Cominciamo con l'ortaggio arancione per eccellenza, la signora zucca.  Non poteva mancare un accenno alla festa modaiola che si celebra oggi. Ma solo per scherzare un po'. Le feste vere sono altro.


Il cestino portadolcetti fatta all'asilo nido dalle mie bimbe: un fondo di bottiglia di plastica, un collage di carta arancione e un manico di fettuccia verde. Semplice, di facile realizzazione e capiente. Caramelle ovviamente finite in men che non si dica...


Un puntaspilli divertente realizzato riutilizzando un vecchio asciugamani e qualche ritaglio di lana infeltrita. Il tutorial lo trovate qui e qui.

Infine una ricettina per un contorno appetitoso che da noi fa da secondo. Vecchissima questa ricetta, apparsa su La cucina italiana più di trent'anni fa e conservata gelosamente.

Zucca noisette


Ingredienti
600 g zucca gialla
50 g pancetta affumicata
30 g burro
1 ciuffo di prezzemolo tritato (facoltativo)
zucchero semolato
olio extravergine d'oliva
sa e pepe
Mondare la zucca e ricavare dalla polpa delle palline con l'apposito scavino. Tagliare a cubetti la pancetta e soffriggerla con il burro e poco olio. Unire la zucca. Cospargere con un pizzico di zucchero. Saltare il tutto facendo attenzione a non sfaldare la polpa delicata della zucca. Abbassare la fiamma e cuocere coperto per una decina di minuti scuotendo di tanto in tanto il tegame senza togliere il coperchio. Spolverizzare con il prezzemolo, se lo usate e servite.
Bon appètit!

domenica 30 ottobre 2011

Animali!

Un pomeriggio ad una fiera di paese.
Fauna di diverso tipo si accalca presso le bancarelle stracolme di ogni genere di mercanzia.
La nostra visita per ammirare da vicino capi di bestiame. Animali!



sabato 22 ottobre 2011

Sofia: la prima bambola. Tutorial


Tecla ha compiuto un anno il mese scorso... per lei una bambola semplice morbida cucita dalla sua mamma. In ogni punto c'è un pensiero per lei, in ogni filo c'è un augurio di felicità e una preghiera.
Quando l'ho data a Tecla, lei l'ha abbracciata e si è rotolata sul lettone stringendola forte. Poi l'ha sbausciata ben bene. Buon segno.
Un bambino di appena un anno non ha bisogno di tanti  giocattoli. Uno di quelli essenziali è la bambola. La bambola è un simulacro dell'uomo e nelle sue linee essenziali il piccolo di uomo rivede se stesso e coloro che lo circondano. Con essa vive e rivive le sue emozioni. Come ho già detto in questo post non è necessario che la bambola sia particolareggiata e accessoriata, soprattutto per un bimbo così piccolo. Per questo ho scelto di  cucire una bambola anche più semplice di quelle Waldorf: il risultato è una specie di cuscino morbido a forma di bambola pronta per essere trascinata, schiacciata, ciucciata e abbracciata.
Questo tipo di bambola è facilissima da fare. Basta avere un po' di pazienza :-)
Ecco svelato il mio progetto n. 5.

Bambola di stoffa semplice

Occorrente:
maglina di cotone color carne
stoffa di cotone
lana per imbottitura
lana per i capelli
nastro
filo da ricamo per occhi e bocca
filo di cotone robusto color carne e in tinta con la stoffa del vestito
gessetto rosa
uncinetto (piccolo ma sufficente per prendere il filo di lana dei capelli)
ago
cartoncino e matita
Disegnare su un cartoncino la sagoma della bambola: la forma è intuitiva, pensatela come potrebbe disegnarla un bambino.
La testa sarà così formata da un cerchio sovrastante un rettangolo un po' lungo (il collo) e il corpo sarà a figura umana molto semplice: una specie di tutina con mani e piedi.
Nel ritagliare il modello però tagliate via le rotondità previste per piedi e mani perché questi saranno fatti a parte.
Testa
Ricavare dalla maglina doppiata la forma della testa e del collo lasciando 5 mm circa per le cuciture e tenendo la parte della maglina che deve rimanere esterna all'interno. Cucire con punti molto piccoli lasciando aperta una parte del collo. Rivoltare la stoffa. Inserire l'imbottitura nella testa senza comprimere troppo perché dovrà risultare soffice. Serrare all'altezza della gola il nastro con un nodo. Imbottire il collo rendendolo rigido (questo permetterà alla testa di non ciondolare) e chiuderlo a piccoli punti.
Corpo
Ritagliare nella stoffa di cotone doppiata la sagoma del corpo lasciando 5 mm di margine per le cuciture e cucire a piccoli punti tenendo l'esterno all'interno e lasciare aperta la parte del collo, delle mani e dei piedi. Rivoltare la stoffa.
Mani e piedi
Ritagliare dalla maglina color carne quattro quadrati calcolando le misure in proporzione al corpo. Formare con la lana da imbottitura quattro palline. Inserire una pallina in un quadrato e chiudere i quattro lembi legando con un filo di cotone robusto la pallina all'interno. Si formerà un fagottino che deve essere il più possibile rotondo. Fare gli altri.
Assemblaggio
Cucire a piccoli punti nascosti i piedi e le mani inserendoli nelle aperture rivoltando la stoffa del corpo in modo da lasciare all'interno il margine non cucito. In questo modo sarà ben rifinito.
Imbottire il corpo senza comprimere eccessivamente e senza formare avvallamenti spingendo però bene la lana fino in fondo alle gambe e alle braccia.
Formare nella lana del busto un incavo dove inserire il collo. Fino in fondo. Fermare cucendo con piccoli punti la testa al corpo rivoltando all'interno la stoffa del margine non cucito.
Capelli
Fare un segno a matita sulla testa che delimiti l'attaccatura dei capelli dalla fronte alla nuca. Utilizzando la lana per i capelli con punti lanciati coprire tutta la superficie della capigliatura procedendo in modo non troppo regolare. Fare una matassa di lana lunga il doppio della lunghezza dei capelli e tagliarla alle estremità ottenendo così i capelli.
Attaccare un capello alla volta lungo tutta l'attaccatura procedendo in questo modo: inserire l'uncinetto sotto la capigliatura ricamata e la maglina e prendere il filo del capello piegato a metà, tirarlo fuori con l'uncinetto e fare un nodo a bocca di lupo. Per la frangia tagliare qualche capello a misura. Legare i capelli in una treccia morbida sulla nuca. Se si vogliono fare due trecce bisogna attaccare i capelli anche lungo la scriminatura centrale posteriore partendo dalla fronte e arrivando alla nuca.
Per istruzioni più dettagliate e capigliature più complesse vi rimando all'ebook de La pappa dolce ma per questo tipo di bambola non è necessario complicarsi la vita :-)
Viso
Inserire sul viso tre spilli posizionandoli dove ci saranno occhi e bocca facendo attenzione che siano ad una distanza proporzionata.
Con il filo da ricamo rosso ricamare la bocca inserendo l'ago lateralmente dal punto, cioè, dove dovrebbero esserci le orecchie.
Allo stesso modo ricamare gli occhi.
In alternativa occhi e bocca si possono anche solo disegnare con dei pastelli.
Con il gessetto rosa sfumare la guance.

La bambola è pronta.

P.S. Per realizzare questo tipo di bambola si possono comprare tutti i materiali occorrenti o come nel mio caso, si possono anche usare materiali di riciclo. Ad esempio la maglina per l'incarnato è quella (poca) avanzata dalla realizzazione della bambola Gaia, la stoffa per il corpo era una tendina di un mobiletto Ikea e la lana dei capelli era una gomitolo di recupero di un vecchio maglione fatto da mia nonna.
Finita Sofia mi sono accorta che le proporzioni non erano proprio esatte e che il corpo risultava troppo largo. Dal momento che non avevo tempo per rifare il lavoro, ho ovviato facendo due pinces all'attaccatura delle braccia che "stringono" almeno visivamente e che portano le braccia leggermente in avanti come pronte ad un abbraccio.
Prima di fare le cuciture dell'assemblaggio, se ne avete il tempo, verificate che le proporzioni siano giuste, nel caso correggete rifacendo le cuciture :-)

venerdì 21 ottobre 2011

Di mucche e feste agresti


Oggi, purtroppo un po' di corsa per lo sciopero dei treni, abbiamo trascorso un bellissimo pomeriggio a festeggiare i quattro anni di Marta, la nipote della mia amica Glenda. Fra mucche, cavalli e gli altri animali dell'agriturismo i bambini scorrazzavano e giocavano sotto gli occhi vigili dei genitori. La torta, frutto dell'amore di una mamma molto creativa era splendida e l'atmosfera allegra e spensierata. Grazie ad Oriana :-)

P.S. la macchina fotografica è praticamente ko

lunedì 17 ottobre 2011

Di camicie e contentezza


Sono tempi duri. L'autunno come ogni anno porta i suoi colori e i suoi ritmi. Dopo l'euforia dei progetti e dei sogni da realizzare arriva la consapevolezza di quanta energia e quante risorse tutto questo comporti. E arriva la malinconia e l'inadeguatezza e la mancanza. La scontentezza per quel non so che. Puntuale.
Che sia un problema di camicia?
Raccontano infatti:
Un Re aveva un figlio unico e gli voleva bene come alla luce dei suoi occhi.
Ma questo Principe era sempre scontento. Passava giornate intere affacciato al balcone, a guardare lontano.
- Ma cosa ti manca? – gli chiedeva il Re. – Che cos'hai?
- Non lo so, padre mio, non lo so neanch'io.
- Sei innamorato? Se vuoi una qualche ragazza dimmelo, e te la farò sposare, fosse la figlia del Re più potente della terra o la più povera contadina!
- No, padre, non sono innamorato.
E il Re a riprovare tutti i modi per distrarlo! Teatri, balli, musiche, canti; ma nulla serviva, e dal viso del Principe di giorno in giorno scompariva il color di rosa.
Il Re mise fuori un editto, e da tutte le parti del mondo venne la gente più istruita: filosofi, dottori e professori. Gli mostrò il Principe e domandò consiglio.
Quelli si ritirarono a pensare, poi tornarono dal Re.
– Maestà, abbiamo pensato, abbiamo letto le stelle; ecco cosa dovete fare. Cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua.
Quel giorno stesso, il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l'uomo contento.
Gli fu condotto un prete: – Sei contento? – gli domandò il Re.
- Io sì, Maestà!
- Bene. Ci avresti piacere a diventare il mio vescovo?
- Oh, magari, Maestà!
- Va' via! Fuori di qua! Cerco un uomo felice e contento del suo stato; non uno che voglia star meglio di com'è.
E il Re prese ad aspettare un altro. C'era un altro Re suo vicino, gli dissero, che era proprio felice e contento: aveva una moglie bella e buona, un mucchio di figli, aveva vinto tutti i nemici in guerra, e il paese stava in pace.
Subito, il Re pieno di speranza mandò gli ambasciatori a chiedergli la camicia.
Il Re vicino ricevette gli ambasciatori, e: – Sì, sì, non mi manca nulla, peccato però che quando si hanno tante cose, poi si debba morire e lasciare tutto! Con questo pensiero, soffro tanto che non dormo alla notte! – E gli ambasciatori pensarono bene di tornarsene indietro.
Per sfogare la sua disperazione, il Re andò a caccia. Tirò a una lepre e credeva di averla presa, ma la lepre, zoppicando, scappò via. Il Re le tenne dietro, e s'allontanò dal seguito. In mezzo ai campi, sentì una voce d'uomo che cantava la falulella. Il Re si fermò: "Chi canta così non può che essere contento!" e seguendo il canto s'infilò in una vigna, e tra i filari vide un giovane che cantava potando le viti.
- Buon dì, Maestà, – disse quel giovane. – Così di buon'ora già in campagna?
- Benedetto te, vuoi che ti porti con me alla capitale? Sarai mio amico.
- Ahi, ahi, Maestà, no, non ci penso nemmeno, grazie. Non mi cambierei neanche col Papa.
- Ma perché, tu, un così bel giovane…
- Ma no, vi dico. Sono contento così e basta.
"Finalmente un uomo felice!", pensò il Re. – Giovane, senti: devi farmi un piacere.
- Se posso, con tutto il cuore, Maestà.
- Aspetta un momento, – e il Re, che non stava più nella pelle dalla contentezza, corse a cercare il suo seguito: – Venite! Venite! Mio figlio è salvo! Mio figlio è salvo! – E li porta da quel giovane. – Benedetto giovane, – dice, – ti darò tutto quel che vuoi! Ma dammi, dammi…
- Che cosa, Maestà?
- Mio figlio sta per morire! Solo tu lo puoi salvare. Vieni qua, aspetta! – e lo afferra, comincia a sbottonargli la giacca. Tutt'a un tratto si ferma, gli cascano le braccia.
L'uomo contento non aveva camicia.

Quest'anno voglio togliermi la camicia e da lì ripartire. Ogni giorno.
Le soluzioni ai grandi e piccoli problemi, come spesso accade, sono sotto i nostri occhi e basterebbe riappropriarsi delle storie delle nostre genti per trovarle.

(Fiaba friulana raccolta da Italo Calvino)

mercoledì 12 ottobre 2011

Il verso più lungo del mondo

L'altro giorno, inaspettatamente, percorrendo una passerella pedonale di Lecco ho notato, con l'aiuto del vociare stupito di alcuni studenti, un graffito. E poi un'altro e così via. Tutto il percorso decorato. Tanti sguardi, tante interpretazioni della realtà, vecchie e nuove religioni, miti, favole e poesia. Anche il verso più lungo del mondo di Ivan, il famoso poeta di strada.
Scopro che questo è il risultato del progetto Lecco Street View. Street Art and Writing  del Comune di Lecco e dell'Associazione Art Company fatto in occasione della Settima Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci.
Qualche foto per dar voce a questi giovani artisti e a quest'arte, finché dura.













lunedì 10 ottobre 2011

Il weekend dei 36

Una settimana di lavoro intenso. Sonno arretrato, nervoso, agitazione, sensi di colpa, preoccupazioni, inadeguatezza.
Poi il mio weekend dei 36: il regalo più bello.
Questi gli ingredienti:
una torta semplice che finalmente possiamo mangiare tutti e quattro


una certa rilassatezza nella postura


e nelle faccende domestiche


vecchi telefilm per un'overdose di televisione per appiattire un po' il cervello


tante caramelle per tornate bambina


pacchetti? no, non ancora. Arriveranno
:-)