giovedì 29 aprile 2010

La cerca delle 7 fave

(foto qui)
Le fave, ottimi legumi di questa stagione, sono sempre state collegate a superstizioni e credenze, soprattutto legate al culto dei defunti.
Si piantano il  2 novembre, giorno dei morti,  o nei giorni di novembre  contenenti  il numero 7, chi trova la fava nella Galette des rois  sarà  incoronato re del giorno,  chi trova un baccello con 7  fave avrà un periodo fortunato ... ecc.
Sarà! Io le adoro e sono felice di trovarle in vendita: fino a qualche anno fa dalle nostre parti non era così facile acquistarle e per garantirci questa delizia mia mamma le ha spesso coltivate. (Quest'anno no perché il terreno dell'orto ha riposato tutto l'inverno).
Si possono mangiare crude semplicemente con un po' di sale ma un connubio particolarmente riuscito per chi non ha voglia o tempo di cucinare rimane fave e pecorino.
Chi invece vuol dare a questo legume una morte gloriosa dovrebbe provarle così: stufate con il finocchio selvatico.
Questa ricetta è di quelle tramandate dal lato marchigiano della nostra famiglia: in stagione si fanno di domenica in accompagnamento al coniglio, una vera delizia.
Direi che l'aiuto di familiari o amici può rivelarsi prezioso: si possono trascorrere ore in piacevoli chiacchiere mentre si sbucciano i baccelli in cerca delle 7 fave fortunate... la resa è di circa 225-250 g per Kg!

Fave al finocchio selvatico
Ingredienti
500 g fave tenere sbucciate (circa 2,5 Kg con la buccia)
1 piccola cipolla
1 pezzetto pancetta dolce
1 cucchiaio conserva di pomodoro (o concentrato)
rametti e foglie di finocchio selvatico q.b.
brodo q.b.
4 cucchiai olio extravergine d'oliva
sale e pepe
In un tegame rosolare con l'olio la cipolla affettata sottile e la pancetta. Aggiungere le fave, il finocchio e la conserva di pomodoro. Fare prendere colore e coprire a filo con il brodo. Potare a cottura. Prima di servire eliminare le parti più voluminose del finocchio e la pancetta.
Bon appétit!
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Menu settimanale
giovedì: tortiglioni al pomodoro, carote in insalata
venerdì: frittata agli spinaci, lattuga iceberg in insalata
sabato: risotto alle zucchine, pinzimonio [pranzo] - scaloppine di maiale al vino bianco, funghi e cipolline alla contadina [cena]
domenica: fave al finocchio, coniglio arrosto, bavarese di yogurt con fragole
lunedì: minestrone
martedì: spezzatino di pollo alla soia, spinaci al burro
mercoledì: lasagne con catalogna

lunedì 26 aprile 2010

Allungheremo la minestra


My Stick Family from WiddlyTinks.com

Ci risiamo... femmina!
Quando?
A settembre.
E come faremo?
Allungheremo la minestra o cercheremo il sasso adatto...

Raccontano infatti che:
In un villaggio una donna ebbe la sorpresa di trovare sulla soglia di casa uno straniero piuttosto ben vestito che le chiese qualcosa da mangiare.
“Mi dispiace” ella rispose, “al momento non ho in casa niente”.
“Non si preoccupi” replicò lo sconosciuto amabilmente, “ho nella bisaccia un sasso per minestra; se mi darete il permesso di metterlo in una pentola di acqua bollente, preparerò la zuppa più deliziosa del mondo. Mi occorre una pentola grande, per favore”.
La donna era incuriosita. Mise la pentola sul fuoco e andò a confidare il segreto del sasso per minestra a una vicina di casa.
Quando l’acqua cominciò a bollire, c’erano tutti i vicini, accorsi a vedere lo straniero e il suo sasso.
Egli depose il sasso nell’acqua, poi ne assaggiò un cucchiaino ed esclamò con aria beata: “Ah, che delizia! Mancano solo delle patate”.
“Io ho delle patate in cucina!” esclamò una donna. Pochi minuti dopo era di ritorno con una grande quantità di patate tagliate a fette, che furono gettate nel pentolone.
Allora lo straniero assaggiò di nuovo il brodo. “Eccellente!” gridò.
Poi però aggiunse con aria malinconica: “Se solo avessimo un po’ di carne, diventerebbe uno squisito stufato”. Un’altra massaia corse a casa per andare a prendere della carne, che l’uomo accettò con garbo e gettò nella pentola.
Al nuovo assaggio, egli alzò gli occhi al cielo e disse: “Ah, manca solo un po’ di verdura e poi sarebbe perfetto, veramente perfetto!” Una delle vicine corse a casa e tornò con un cesto pieno di carote e cipolle.
Dopo aver messo anche queste nella zuppa, lo straniero assaggiò il miscuglio e dichiarò in tono imperioso: “Sale e salsa”.
“Eccoli” disse la padrona di casa.
Poi un altro ordine: “Scodelle per tutti”.
La gente corse a casa a prendere le scodelle.
Qualcuno portò anche pane e frutta.
Poi sedettero tutti a tavola, mentre lo straniero distribuiva grosse porzioni di zuppa.
Tutti provavano una strana felicità, ridevano, chiacchieravano e gustavano il loro primo vero pasto in comune.
In mezzo all’allegria generale, lo straniero scivolò fuori silenziosamente, lasciando il sasso miracoloso affinché potessero usarlo tutte le volte che volevano per preparare la minestra più buona del mondo.

Non dobbiamo preoccuparci, non siamo soli.
Saremo felici.

mercoledì 21 aprile 2010

Earth Day 2010: Abbracciamo un albero



C'è chi consiglia, tra le altre piccole - grandi - cose per rendere più eco-sostenibile la nostra vita, di camminare a piedi nudi in un parco per un pic-nic di stagione... io propongo di celebrare la Giornata mondiale della Terra che si festeggia domani 22 aprile con un gesto simbolico: abbracciare un albero.

Si tratta di una tecnica antichissima per sentirsi tutt'uno con la natura che accomuna culture fra loro diverse: dagli aborigeni australiani, agli indiani d’America, ai tibetani.
Interagendo in modo aperto con la natura e i suoi elementi ci si può trovare in una simbiosi perfetta che può coinvolgere in una sensazione di empatia emozionale unica.

Ecco come fare:
Andate in un giardino, un parco tranquillo o in un bosco.
Passeggiate fra gli alberi fino a quando vi sentirete completamente a vostro agio.
Appoggiate le mani sui tronchi tastando le diverse cortecce e avvicinatevi per sentire gli odori che sprigionano i vari legni.


Osservateli da vicino. Poi guardate verso l’alto, fra i rami.
Cercate l’albero giusto, che sia adatto a voi e al vostro umore del momento.
Circondate il tronco con le braccia e appoggiate il viso premendo leggermente.
Respirate lentamente e lasciate scorrere i pensieri. Liberate la mente e cercate di diventare un tutt’uno con l’albero.


Potete, se ve la sentite, parlare con lui. Gli alberi sanno ascoltare.
Sarebbe poi un’ottima cosa prendere una foglia caduta o un seme (una ghianda, un nocciolo o altro) come ricordo e tornare a trovare il vostro albero anche in altre stagioni e ripetere l’esperienza.

Io ho scelto di camminare nel nostro giardino e fra tutte le piante ho abbracciato il ciliegio che, come ci insegna Mauro Corona ne Le voci del bosco, “... ha un carattere un poco superbo ma bisogna dire che è anche l'albero dei sogni e degli amori ...”


Troviamo il tempo per vivere più profondamente la natura: saremmo più felici e sereni.

P.S. Se siete in zona: Un abbraccio per l'Earth Day

giovedì 15 aprile 2010

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero

Visita pomeridiana all'orto della mamma: terra appena vangata, frutti di bosco, erbe aromatiche, rabarbaro, fiori e carciofi.


Le nostre quattro piante sono state messe a dimora due anni fa e non hanno ancora prodotto alcunché. Bisogna essere pazienti. In attesa che diano i loro frutti ne ho comprati una bella quantità.
La voglia di carciofo è nell'aria: Danda ha appena pubblicato una ricettina di carciofini sott'olio golosissimi e Barbara sta collezionando una raccolta... Non posso far altro che unirmi al coro di ricette di questi ultimi scampoli di stagione del carciofo e dire la mia con un contorno davvero stuzzicante: la caponata.

Caponata di carciofi


Ingredienti
4 carciofi
300 g polpa di pomodoro
2 coste di sedano
80 g olive verdi denocciolate
50 g capperi
1 cipolla
6 cucc.ai olio extravergine d'oliva
1 dl aceto di vino bianco
10 g zucchero
sale e pepe
Pulire i carciofi, tagliarli a spicchi e rosolarli in padella con 3 cucchiai d'olio. Salare, pepare e portare a cottura aggiungendo poca acqua.
Fare appassire la cipolla tritata e stufarla con l'olio rimasto. Unire la polpa di pomodoro e il sedano tagliato a tocchetti. Salare e pepare. Cuocere per circa 15 minuti. Unire le olive tagliate a metà, i capperi sciacquati, l'aceto e lo zucchero. Lasciar cuocere 7-8 minuti. Unire la salsa ai carciofi e far insaporire.
Lasciar raffreddare un poco e servire.
Bon appétit!

(titolo del post da Ode al carciofo, P. Neruda)
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Menu settimanale
giovedì: caponata di carciofi, cotolette di maiale
venerdì: insalata di puntarelle con pomodori secchi
sabato: risotto alle zucchine, lattuga gentile in insalata [pranzo] - cipollotti gratinati ai capperi [cena]
domenica: spezzatino di manzo con speck e patate, crostata di marmellata
lunedì: vellutata di cannellini
martedì: lasagne ricotta e spinaci
mercoledì: sovracosce di pollo arrosto, carote in agrodolce

martedì 13 aprile 2010

Guardo quelle montagne di sassi bianchi...

... e rifletto su ciò che chiamiano casa.
Prendo in prestito una frase di mia sorella Betta come titolo di questo post perché mi sembra che esprima bene quello che ho provato leggendo questo libro di Piumini illustrato da Innocenti.
Vi è narrata in poesia la storia di una casa e dei suoi abitanti nel corso del secolo scorso. 
Un mucchio di pietre con una storia da raccontare: questo è ciò che chiamo casa.
Non dimentichiamo.

Quando si dice che le parole sono pietre, ci si riferisce alle parole violente. Ma se sono le pietre ad essere le parole, e se sono le pietre-parole di una casa, non fanno nessuna violenza: al massimo la subiscono. Mentre le parole-pietre sono lanciate, le pietre-parole sono stabili, fedeli: sono prodotti sapienti e pacifici delle mani umane. Le parole-pietre colpiscono, distruggono. Le pietre-parole sono stabili, pacifiche, fedeli, accoglienti, testimoniali: sono, dunque, come le parole della poesia.


(Roberto Innocenti, Roberto Piumini, Casa del tempo, Cornaredo, 2010)

domenica 11 aprile 2010

Caffè e dintorni

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco
(Erri De Luca, Tre Cavalli)

La pausa deliziosa di questo pomeriggio.
Un caffè leggermente dolcificato, un ciuffo di panna freschissima, morbida e golosa e questi biscotti con la cialda croccante e il ripieno al caramello che letteralmente si fonde in bocca, regalo portatoci da Amsterdam da Betta e Ivan.
Io non sono una grande estimatrice del caffè come bevanda per i momenti di relax, preferisco di gran lunga il . La tazzina giornaliera l'ho sempre considerata una terapia d'urto per le pause di lavoro e come digestivo a fine pasto.
Ci sono però dei veri appassionati e a loro consiglio questo sito e questo.

venerdì 2 aprile 2010

Auguri!

Nell'uovo di Pasqua che mai ci sarà?
C'è forse nascosta la felicità?
Apritelo piano se no, la per là,
La dolce sorpresa scappare potrà.

giovedì 1 aprile 2010

E' arrivato!

Luca: "Ma come, non lo sai?"
Nora: "Cosa?"
Luca: "E' arrivato!"
Nora: "Ma chi?"
Luca: "Il pesce d'aprile..."
Mi riprometto di non cascarci, che starò attenta ma tutti gli anni mi faccio sorprendere, non c'è verso.
La sorpresa è stata doppia quest'anno: facendo le pulizie di Pasqua ho trovato nascosta nel frigorifero, sotto tutte le verdure, un'ospite che da tempo reclamava la mia attenzione ma che ignoravo in attesa di tempi migliori... da qualche mese non sopporto più l'odore del pesce.


Ora basta: proverò a cucinare ancora il pesce e vedremo se riuscirò a mangiarlo.
Questa piccola aringa affumicata ha pazientato così a lungo che si merita un piatto speciale che si prepara con anticipo ed è perfetto in questi giorni prima di Pasqua.

Patè di aringa affumicata

Ingredienti
1 aringa affumicata
100 g filetti di pesce bianco lessato (es. nasello)
120 g Petit-suisse o altro formaggio simile (es. caprino)
50 g burro morbido
latte q.b.
succo di limone q.b.
Lasciare in ammollo l'aringa nel latte per qualche ora in modo da smorzarne il forte sapore (volendo si può sbollentare in acqua bollente). Sgocciolare l'aringa, asciugarla e sfilettarla. Mettere nel mixer i filetti di aringa, il pesce bianco cotto, e frullare fino ad ottenere un composto liscio. Unire il formaggio, il burro e poco succo di limone. Frullare ancora finché il composto sarà ben amalgamato, soffice e spumoso. Mettere il patè in una ciotola cercando di non lasciare spazi vuoti, coprire con pellicola e riporre in frigorifero per qualche ora. Servire con triangolini di pane tostato.
Bon appétit!
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Menu di Pasqua
crescia, salame e fave
tortelli alle erbette con fonduta di parmigiano
costolette d'agnello alla Villeroy
arrosto di lonza farcito
lattughino in insalata
semifreddo al torrone con salsa al cioccolato
colomba