martedì 13 aprile 2010

Guardo quelle montagne di sassi bianchi...

... e rifletto su ciò che chiamiano casa.
Prendo in prestito una frase di mia sorella Betta come titolo di questo post perché mi sembra che esprima bene quello che ho provato leggendo questo libro di Piumini illustrato da Innocenti.
Vi è narrata in poesia la storia di una casa e dei suoi abitanti nel corso del secolo scorso. 
Un mucchio di pietre con una storia da raccontare: questo è ciò che chiamo casa.
Non dimentichiamo.

Quando si dice che le parole sono pietre, ci si riferisce alle parole violente. Ma se sono le pietre ad essere le parole, e se sono le pietre-parole di una casa, non fanno nessuna violenza: al massimo la subiscono. Mentre le parole-pietre sono lanciate, le pietre-parole sono stabili, fedeli: sono prodotti sapienti e pacifici delle mani umane. Le parole-pietre colpiscono, distruggono. Le pietre-parole sono stabili, pacifiche, fedeli, accoglienti, testimoniali: sono, dunque, come le parole della poesia.


(Roberto Innocenti, Roberto Piumini, Casa del tempo, Cornaredo, 2010)

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